Ansia e depressione: quali sono le differenze?

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“Sono depresso”, “Soffro d’ansia”: quante volte abbiamo sentito una persona a noi vicina pronunciare queste frasi o le abbiamo pronunciate noi? Tantissime! Quando si chiamano in causa le condizioni appena citate, lo si fa, quasi sempre, senza rendersi conto delle differenze. Quali sono? Scopriamole nel dettaglio nelle prossime righe.

Ansia e depressione non sono sinonimi

Ansia e depressione, anche se tendono spesso a essere sovrapposte nei discorsi quotidiani, non sono sinonimi. Nel primo caso, infatti, inquadriamo quella che la scienza ha definito come una componente innata della psiche umana. L’ansia, a livelli normali, è fisiologica. Si tratta di una risposta del nostro cervello, con conseguenti ripercussioni anche a livello somatico, davanti a situazione percepite come pericolose.

Entrando nel vivo della lista di sintomi dell’ansia, ricordiamo l’insorgenza di pallore a livello del volto. Da non dimenticare sono anche i segnali di natura gastrica. Può capitare, infatti, che chi soffre d’ansia lamenti sintomi come il mal di pancia o disturbi come la disbiosi intestinale.

Nel momento in cui l’ansia degenera e diventa cronica, il cervello umano perde la sua capacità di distinguere le situazioni di effettivo pericolo dalle evenienze che, invece, non mettono a rischio l’equilibrio esistenziale della persona.

Per dovere di precisione, rammentiamo che l’ansia può presentarsi anche in maniera sporadica. In questi frangenti, non è scientificamente corretto parlare di sindrome ansiosa. La già citata cronicizzazione, condizione che porta chi la vive in prima persona a sperimentare una paura costante e a sviluppare una visione pessimistica della quotidianità, dovrebbe essere trattata tempestivamente da un terapeuta esperto.

Cosa sapere sulla depressione

La depressione è una patologia dell’umore che si contraddistingue per una perenne negatività relativa alla visione di se stessi, del mondo e del futuro (la cosiddetta triade cognitiva di Aaron Beck).

Nello specifico, il paziente con diagnosi di depressione adotta, per quanto riguarda la propria figura, una narrazione dominata dal più profondo disvalore. Pensieri o frasi come “Sono un perdente” o “Non sono una persona degna d’amore” sono spesso presenti nella sua quotidianità.

La patologia depressiva può essere di diversi tipi. Ecco quali:

  • Depressione maggiore, ossia la forma più diffusa in assoluto. La patologia può fare la sua comparsa a qualsiasi età anche a seguito di un determinato evento. Più frequente nella popolazione di sesso femminile tende, se non trattata con il giusto approccio, a radicalizzarsi e a monopolizzare la vita dei pazienti.
  • Depressione reattiva, ossia la forma che insorge a seguito di uno specifico evento traumatico (p.e. un lutto). Frequente è la concomitante comparsa di sintomi d’ansia.

Ricordiamo altresì l’esistenza della distimia, una condizione che si contraddistingue per il medesimo quadro sintomatologico della depressione maggiore ma con manifestazioni meno intense, della depressione bipolare e di quella stagionale. Da non dimenticare, per citare un’altra tra le varie tipologie di depressione, è quella che insorge in età senile e si contraddistingue per la convinzione, a causa dell’età avanzata, di non avere più un ruolo decisivo nella società.

Sintomi fisici e comportamentali

Il quadro dei sintomi della depressione riguarda manifestazioni sia fisiche, sia comportamentali. Nel primo caso parliamo di stanchezza cronica, compromissione dell’equilibrio gastrointestinale, insonnia o ipersonnia, movimenti più lenti. Il paziente depresso, inoltre, può lamentare dolori diffusi in tutto il corpo.

In merito ai sintomi comportamentali, in cima alla lista si trova l’apatia. Il soggetto con diagnosi di patologia depressiva perde interesse verso ciò che normalmente gli procurava soddisfazione – hobby, lavoro, momenti di convivialità con amici e parenti, etc. – e inizia a trascurarsi. Non è raro, per esempio, che le persone affette da depressione mettano da parte la gestione del contesto domestico, arrivando a vivere in situazioni spesso al limite del decoro.
Un altro sintomo comportamentale da sottolineare è l’ipocondria, condizione che può dare spazio a condotte ossessivo – compulsive (p.e. la ricerca spasmodica di informazioni online su determinate patologie e la continua attenzione alla pulizia di casa o della propria persona).

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