Apparato Visivo

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Apparato Visivo

Orzaiolo: cos’è, cause, sintomi, diagnosi, terapia

L’orzaiolo è una delle condizioni patologiche benigne della palpebra più diffuse al mondo ed è proprio per la sua enorme diffusione e semplicità di diagnosi e trattamento che è fondamentale conoscerlo bene e individuarlo. Cos’è l’orzaiolo? L’orzaiolo è l’infiammazione su base infettiva batterica delle ghiandole

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Patologie

Ipermetropia: cos’è, cause, sintomi, trattamento, prevenzione

Nel grande capitolo dei difetti di rifrazione non è possibile non citare anche l’altro grande pilastro che spesso si vede nella clinica oculistica quotidiana al fianco della miopia, cioè l’ipermetropia. Cos’è l’ipermetropia? Si definisce ipermetropia quel difetto di rifrazione oculare in cui il fuoco dell’immagine

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Miopia: cos’è, cause, sintomi, cure, intervento

La miopia è, senza alcun dubbio, uno dei disturbi oculari che più spesso ci porta dall’oculista, almeno una volta nella vita. I soggetti affetti sono in continuo aumento, soprattutto nelle società occidentali e in concomitanza alla maggiore diffusione di scolarizzazione e uso di apparecchi elettronici.

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L’apparato visivo è costituito da una serie di strutture anatomiche in grado di funzionare esattamente come un fine strumento ottico, capace di sfruttare la luce per permetterci di vedere e interagire con il mondo circostante e gli stimoli che esso ci propone.

Che cos’è l’apparato visivo?

L’occhio, o bulbo oculare, è l’organo di senso dell’apparato visivo che ha il compito di ricavare informazioni sull’ambiente circostante attraverso la luce.

L’apparato visivo, da un punto di vista anatomico, è composto da 2 unità:

  • Annessi oculari: orbita, palpebre, apparato lacrimale, congiuntiva, muscoli extra-oculari;
  • Bulbo oculare: cornea, umor acqueo, camera anteriore, uvea, cristallino, camera posteriore, umor vitreo, retina.

La sua struttura è paragonabile, per certi aspetti, a quella di una macchina fotografica: raccoglie, infatti, la luce che proviene dall’ambiente esterno, ne regola l’intensità tramite un diaframma (l’iride), grazie ad un sistema di lenti (cornea e cristallino) la indirizza sulla retina, la quale è in grado di trasformarla in una serie di segnali elettrici che vengono inviati a loro volta, attraverso il nervo ottico, al cervello per l’elaborazione e l’interpretazione.

La luce, dunque, attraversa le due strutture principali dell’occhio: il segmento anteriore e il segmento posteriore. In oculistica questa distinzione è molto importante sia per la chirurgia che per la diagnostica.

Il segmento anteriore

Se dovessimo descrivere l’occhio con una forma geometrica, questo sarebbe senza dubbio una sfera ed il segmento anteriore ne occupa, appunto, la porzione più esterna ed anteriore.

È composto da una serie di strutture di lenti naturali che sono, in sequenza: il film lacrimale, la cornea, l’umor acqueo, il cristallino con le strutture che lo sostengono (apparato zonulare di Zinn) e il corpo ciliare.

Il segmento anteriore può essere studiato in vario modo durante la normale visita oculistica e il metodo più comune ed efficace è con l’uso della cosiddetta lampada a fessura. Questo non è altro che un microscopio capace di ingrandire sulla superficie del nostro occhio sfruttando anche l’uso di un fascio luminoso che può essere regolato per ampiezza (creando appunto la fessura che dà il nome allo strumento), angolazione e colorazione.

A seconda di come la luce viene riflessa in camera anteriore, l’oculista è in grado di riconoscere specifiche alterazioni che poi possono essere più o meno approfondite nel corso di tutta la visita.

Il segmento posteriore

Il segmento posteriore è, invece, costituito dal corpo vitreo e dalla retina, ed è qui che inizia il vero e proprio fenomeno della visione. Lo stimolo luminoso, infatti, colpisce alcune cellule della retina, chiamati coni e bastoncelli: i primi sono responsabili della visione dei colori, mentre i secondi sono efficaci nella visione notturna o comunque in condizioni di scarsa illuminazione.

I neuroni, altra classe di cellule altamente specializzate e diffuse su tutta la superficie retinica, si riuniscono nel nervo ottico trasmettendo al cervello uno stimolo nervoso che, a livello della corteccia occipitale (quella parte di cervello che si trova più posteriormente), determina la visione.

Per studiare questa parte, l’oculista può avvalersi di strumenti molto affidabili che nel complesso prendono il nome di oftalmoscopi.

A seconda di come questi sono usati si parla di oftalmoscopia diretta e indiretta:

  • L’oftalmoscopio diretto è uno strumento situato su un manico a pile, che permette di esaminare il fondo dell’occhio. Necessita che il medico si avvicini al pz fino a mettere a fuoco la retina. Dà un forte ingrandimento, fino a 10-15x a seconda della lente utilizzata, ma usa un campo molto ristretto;
  • L’oftalmoscopia indiretta si fa con un casco indossato dal medico che dà anche un senso della profondità. Il campo è molto più ampio, quindi serve a vedere la retina periferica. Si usa anche in sala operatoria, per esempio in corso di intervento per distacco di retina.

Patologie dell’apparato visivo

Alcune tra le più importanti e comuni patologie che possono colpire l’apparato visivo sono:

  • Glaucoma;
  • Cataratta;
  • Uveiti;
  • Sindrome dell’occhio secco;
  • Congiuntivite;
  • Blefarite;
  • Orzaiolo;
  • Calazio;
  • Cheratocono;
  • Distrofie corneali;
  • Cheratiti;
  • Lesioni elementari della retina;
  • Distacco di retina;
  • Maculopatie;
  • Difetti di refrazione;
  • Alterazioni sclerali;
  • Neuroftalmopatie;
  • Strabismo;
  • Emergenze oculistiche.