Fibromialgia: cos’è. sintomi, cause, diagnosi e trattamento

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In questo approfondimento andremo a scoprire cos’è la fibromialgia, quali sono i sintomi e le cause, come viene diagnosticata e quali sono i rimedi.

Cos’è la fibromialgia?

Con fibromialgia si intende una sindrome sistemica e cronica caratterizzata da dolori intensi e diffusi che colpiscono l’apparato muscolo-scheletrico. Questa malattia ha una prevalenza maggiore nel sesso femminile. Si stima che la prevalenza nella popolazione mondiale sia dell’1-3% e che nel nostro paese siano attualmente circa due milioni i pazienti affetti da fibromialgia. L’incidenza aumenta all’aumentare dell’età e questa patologia è considerata una delle cause più frequenti di dolore muscolo-scheletrico generalizzato nelle donne di età compresa tra i 20 e i 55 anni.

Si tratta di un disturbo della regolazione del dolore, classificato nella categoria delle sensibilizzazioni centrali. I pazienti che ne soffrono hanno un abbassamento della soglia del dolore, il che li porta ad avvertire un dolore intenso anche per stimoli di entità moderata.

L’aumentata percezione del dolore si nota anche quando vengono somministrati ripetutamente brevi stimoli dolorosi: sia i gruppi di controllo che i pazienti con fibromialgia avvertono un aumento della percezione dello stimolo algico, ma questo aumento è maggiore in maniera statisticamente significativa nei pazienti affetti dal disturbo.

Cause della fibromialgia

Parlando delle cause della fibromialgia va chiarito che non è stata individuata una sola causa scatenante che possa spiegare l’insorgenza del disturbo. Si ritiene infatti che si tratti di una malattia con patogenesi multifattoriale, ovvero di un disturbo che vede il concorso di più fattori.

Questa condizione sarebbe indotta o aggravata da diversi eventi stressanti fisici ed emotivi. Traumi fisici, così come traumi emotivi ed infezioni potrebbero causare l’insorgenza della malattia ed anche portare ad un peggioramento delle condizioni cliniche nei pazienti che già ne soffrono.

Si pensa che ci possa essere anche una predisposizione genetica. Sarà però necessario condurre ulteriori studi scientifici a riguardo, dal momento che ad oggi non è stato individuato nessun gene che, preso singolarmente, possa spiegare l’insorgenza della patologia.

I principali fattori di rischio attualmente riconosciuti sono il sesso femminile e l’avere una malattia reumatica, soprattutto se questa ha una patogenesi autoimmune. Anche la familiarità viene inserita tra i fattori di rischio, perché si ritiene che la genetica possa svolgere un ruolo nella predisposizione al rischio di sviluppare la fibromialgia.

Sintomi della fibromialgia

Per comprendere come gestire la patologia è importante conoscere i sintomi della fibromialgia. Nonostante l’apparato muscolo-scheletrico sia il bersaglio principale di questa condizione clinica, i pazienti possono avere anche disturbi cognitivi e psichiatrici.

Il sintomo principale consiste in dolori muscolo-scheletrici diffusi, di intensità più o meno elevata. La sintomatologia dolorosa è bilaterale e coinvolge sia gli arti superiori che gli arti inferiori. Nella fase iniziale della malattia il dolore potrebbe essere localizzato, per poi diventare generalizzato con il progredire della stessa. Le prime zone colpite dalla sintomatologia algica sono il collo e le spalle, aree interessate anche in altre patologie, ad esempio nella polimialgia reumatica.

Un altro sintomo frequente è la stanchezza: i pazienti affetti da questa patologia lamentano infatti l’astenia, soprattutto nelle prime ore del mattino dopo il risveglio, ma anche nel corso del pomeriggio. Nelle prime ore del mattino i pazienti possono avvertire anche rigidità muscolare. Le normali attività della vita quotidiana possono far peggiorare il dolore ed anche il senso di stanchezza, ma anche l’inattività prolungata può portare ad un peggioramento.

Come accennato in precedenza, i pazienti con fibromialgia possono avere anche dei disturbi cognitivi. Spesso ci si riferisce a questi disturbi con l’espressione fibro fog – in italiano nebbia mentale – una condizione caratterizzata da difficoltà nel mantenere l’attenzione e nell’eseguire i compiti che richiedono un rapido cambiamento di pensieri.

A completare il possibile quadro sintomatologico di questa malattia si trovano disturbi psichiatrici come la depressione ed i disturbi d’ansia, presenti nel 30-50% dei pazienti. Oltre la metà dei pazienti lamenta mal di testa di vario tipo ed alcuni possono riportare anche delle parestesie. E’ stata osservata un’associazione tra la fibromialgia ed alcuni disturbi gastrointestinali, come il reflusso gastroesofageo e le malattie infiammatorie intestinali.

Come fare la diagnosi di fibromialgia?

I primi criteri diagnostici per la diagnosi di fibromialgia sono stati proposti nel 1990. Questi sono andati incontro a successive modifiche, volte ad ottenere dei criteri diagnostici sempre più precisi, che fossero in grado di discernere i pazienti realmente affetti da questa patologia da quelli con altri disturbi e di limitare il numero di falsi positivi e falsi negativi.

Attualmente per fare la diagnosi si fa riferimento all’ultima modifica proposta nel 2016.

Secondo i criteri diagnostici correnti per affermare che un paziente è affetto da fibromialgia devono essere rispettate le seguenti condizioni:

  1. Il WPI (Widespread Pain Index) è 7 e la severità dei sintomi è 5, oppure il WPI è compreso tra 3 e 6 e la severità dei sintomi è 9.
  2. La sintomatologia con le caratteristiche descritte nel punto uno è stata avvertita dal paziente per un periodo di almeno tre mesi.
  3. Il paziente non è affetto da nessun altro disturbo che potrebbe spiegare la sintomatologia.

Per quanto riguarda il WPI, questo si calcola valutando il numero di aree del corpo in cui il paziente avverte dolore. Il Widespread Pain Index può variare tra 0 e 19 e per effettuare il calcolo si chiede al paziente di descrivere i dolori provati nel corso della settimana precedente alla visita clinica.

Trattamento della fibromialgia

Il trattamento della fibromialgia si sviluppa su più livelli e non è un semplice trattamento farmacologico. Il primo livello di intervento consiste nell’educazione del paziente, che deve essere rassicurato ed informato su tutte le principali caratteristiche della malattia.

Dal momento che i fattori stressanti – sia fisici che emotivi – favoriscono la progressione della malattia, a tutti i pazienti con questo disturbo si dovrebbe consigliare di ridurre lo stress, provando magari delle tecniche di rilassamento. E’ fondamentale anche spiegare l’importanza del sonno, ricordando che i pazienti con fibromialgia possono avere delle alterazioni del riposo notturno.

E’ consigliata l’attività fisica, perché è stato dimostrato che essa ha dei risvolti positivi sia sul sonno che sul dolore. Il riposo notturno dei pazienti migliora e l’intensità della sintomatologia dolorosa si riduce, per questo motivo l’esercizio fisico dovrebbe essere praticato da tutti coloro che soffrono di fibromialgia.

E’ disponibile anche una terapia farmacologica, la quale si avvale dei FANS – classe farmacologica che combatte l’infiammazione e che dunque contribuisce alla riduzione del dolore – di farmaci analgesici ed anche di farmaci antidepressivi. Va sottolineato che, differentemente da quanto accade per altre patologie reumatiche, questa entità clinica non migliora con il cortisone, che dunque deve essere evitato perché non ha benefici e può indurre effetti collaterali. Per la terapia farmacologica bisogna fare riferimento al proprio medico, evitando autoprescrizioni e seguendo le indicazioni del professionista sanitario.

Articolo a cura di:
Dott. Salvatore Ruggiero

Dott. Salvatore Ruggiero

Medico laureato presso l’Università Federico II di Napoli in Medicina e Chirurgia specializzato presso lo stesso Ateneo in Idrologia Medica e Idroclimatologia. Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com .

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