Ictus: cos’è, cause, sintomi, tipologia, diagnosi, terapia e prevenzione

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L’ostruzione completa di un vaso arterioso che vascolarizza una regione più o meno ampia del cervello con successiva morte tissutale è definita come ictus. La repentinità dell’evento spiega l’insorgenza improvvisa dei sintomi, quali confusione mentale, debolezza muscolare, paralisi, vertigini, problemi di vista e di coordinazione.

La diagnosi dell’ictus prevede un’analisi attenta dei sintomi e dei segni del paziente, la richiesta degli esami del sangue ed esami strumentali. Il trattamento varia in base al quadro clinico e alle caratteristiche del paziente e prevedere un approccio farmacologico o interventistico.

Il termine ictus è spesso usato a sproposito per descrivere condizioni che con l’ictus hanno poco a che fare, ma al termine di questo articolo sarai in grado di utilizzarlo correttamente e di coglierne tutti gli aspetti più interessanti.

Cos’è l’ictus?

L’ictus è una malattia cerebrovascolare ed è una delle condizioni tra le più frequenti in assoluto, tanto che nei soli Stati Uniti rappresenta la quinta causa di morte. Il termine cerebrovascolare fa riferimento al cervello e ai vasi sanguigni del circolo arterioso cerebrale, e risulta intuitivo comprendere come l’ictus sia una malattia che coinvolge questi due elementi.

L’ictus deriva dal blocco di un segmento di un’arteria che vascolarizza il cervello, con l’immediata interruzione dell’approvvigionamento ematico di regioni più o meno ampie del tessuto cerebrale. Ciò determina prima la sofferenza e poi la morte delle cellule coinvolte, con conseguenze funzionali importanti.

Il cervello richiede un circolo sanguigno molto ricco e costantemente performante, e ciò è facilmente comprensibile visto il ruolo di assoluto rilievo che svolge rispetto agli altri organi del corpo umano. Il cervello è la grande macchina grazie a cui potete leggere e capire questo articolo, o guardarne le immagini, e assolve a funzioni complessissime e integrate con ogni altro apparato o sistema dell’organismo al fine di adattarsi all’ambiente in cui viviamo.

Il circolo arterioso cerebrale deriva da due paia di arterie:

  • Le arterie carotidi interne, che originano dall’aorta e decorrono nella porzione anteriore del collo fino a raggiungere la base cranica.
  • Le arterie vertebrali, che originano dalle arterie succlavie e decorrono in prossimità delle vertebre cervicali fino al forame occipitale, dopo il quale si uniscono a formare un grosso vaso definito arteria basilare.

Le due arterie carotidi interne e l’arteria basilare costituiscono un circolo arterioso definito circolo di Willis, in cui possiamo distinguere diverse ramificazioni, ovvero le arterie cerebrali. Fatta questa piccola e doverosa premessa di stampo anatomico, cerchiamo di capire cosa succede in caso di mancato apporto ematico.

L’interruzione del flusso ematico comporta l’impossibilità di rifornire di ossigeno e nutrienti le cellule di una regione cerebrale, e questo comporta la morte cellulare con conseguente perdita di funzione. Se l’ictus coinvolge una regione cerebrale molto ampia è possibile riscontrare problematiche neurologiche di grande rilievo clinico, con esiti fortemente invalidanti.

L’ictus dipende anche dalla presenza o meno di circoli collaterali, ovvero vie aggiuntive entro cui può essere deviato il sangue che raggiunge così aree cerebrali non rifornibili attraverso il vaso ostruito.

Tipologie di icctus: ictus ischemico e ictus emorragico

Quando ci riferiamo all’ictus intendiamo tipicamente l’ictus ischemico, ovvero un ictus dovuto all’ostruzione vascolare. Dobbiamo però tenere presente che esiste anche l’ictus emorragico, conseguente alla rottura di un vaso debole (come nel caso di un vaso con aneurisma), con fuoriuscita di sangue e compressione del tessuto cerebrale circostante. In questo articolo ci riferiamo solamente all’ictus ischemico, anche se è importante differenziarlo dall’ictus emorragico vista la diversità nel trattamento e nella gestione. L’ictus ischemico è nettamente più frequente rispetto all’ictus emorragico.

ictus
Tipologie di ictus

Cause dell’ictus

Le cause dell’ictus ischemico sono diverse, ma fra tutte primeggia la famosissima aterosclerosi, la condizione caratterizzata dall’accumulo di placche di colesterolo sulla parete interna dei vasi sanguigni. In questo caso consideriamo l’aterosclerosi a carico delle arterie carotidi interne, tenendo presente che è una malattia sistemica e che coinvolge tutte le arterie di grosso e medio calibro.

Analogamente a quanto accade nell’infarto, la rottura del cappuccio fibroso che riveste una placca comporta l’aggregazione delle piastrine e la formazione di un trombo che occlude il vaso. Inoltre, un frammento del trombo può distaccarsi e viaggiare in periferia formando un embolo e occludendo altri segmenti delle arterie cerebrali.

I coaguli possono anche formarsi nelle camere cardiache a causa di varie condizioni, quali:

Cause meno comuni di ictus comprendono:

  • Disturbi ematologici quali policitemia e l’anemia falciforme (soprattutto nei bambini)
  • Farmaci quali contraccettivi orali
  • Vasculiti.

Ancora meno frequentemente, l’interruzione del flusso ematico può derivare anche da un restringimento improvviso e prolungato di un vaso, condizione definita vasospasmo. Ciò può accadere per diverse cause, tra cui:

  • Emicranie
  • Droghe quali cocaina e anfetamine
  • Trombosi venosa.

Se il coagulo viene disgregato entro 15-30 minuti i danni a carico del tessuto cerebrale possono essere reversibili, ed è questo il caso dell’attacco ischemico transitorio (o TIA), che non affronteremo in questo articolo.

Fattori di rischio dell’ictus

Nei fattori di rischio dell’ictus rientrano i fattori di rischio cardiovascolari che abbiamo già elencato nell’articolo dell’aterosclerosi, tra cui:

  • Ipertensione arteriosa
  • Fumo di sigaretta
  • Ipercolesterolemia
  • Diabete
  • Obesità
  • Eccessivo consumo di alcol
  • Inattività fisica
  • Stress psicofisico intenso
  • Sesso maschile
  • Età avanzata.

Sintomi dell’ictus

Il quadro clinico dell’ictus dipende dall’area cerebrale coinvolta, e spesso dal quadro clinico è possibile risalire all’area stessa. Più frequentemente i sintomi si manifestano in maniera improvvisa, e possono permanere più o meno nelle ore e nei giorni successivi in base all’entità del fenomeno.

In una percentuale rilevante di casi il danno a carico del tessuto cerebrale progredisce nel tempo, e ciò comporta un peggioramento progressivo dei sintomi.

Sintomi frequenti comprendono:

  • Mal di testa
  • Perdita della vista sul lato destro o sinistro di entrambi gli occhi, vista sdoppiata.
  • Debolezza muscolare o paralisi di una gamba o di un braccio o di un interno lato del corpo, oppure debolezza generalizzata su uno o entrambi i lati del corpo.
  • Capogiri e vertigini
  • Difficoltà nel parlare
  • Stato confusionale
  • Perdita di coordinazione
  • Incontinenza urinaria.

Complicanze dell’ ictus

In casi gravi è possibile riscontrare il coma e alcuni soggetti presentano delle convulsioni all’inizio dell’ictus.

Complicanze dell’ictus comprendono:

  • Difficoltà a deglutire, e quindi a bere e nutrirsi correttamente.
  • Inalazione accidentale di alimenti, vomito o saliva nelle vie aeree con polmoniti da aspirazione.
  • Difficoltà o impossibilità a camminare con conseguente decadimento muscolare e osseo e maggior probabilità di trombosi venose profonde.
  • Depressione.

La prognosi è variabile in base all’entità dell’ictus e alla tempestività del trattamento, ma si è visto che circa il 10% dei pazienti riacquista la normale funzionalità. Le persone giovani hanno una probabilità minore di esiti invalidanti a lungo termine per le maggiori capacità di recupero. Il 20% dei pazienti ospedalizzati muore però in ospedale.

Diagnosi dell’ictus

La diagnosi dell’ictus prevede una valutazione medica approfondita, anche se spesso sono i familiari ad intuirne la presenza in un loro caro. Già con anamnesi ed esame obiettivo il medico è in grado di diagnosticare un ictus su base ischemica, fino anche a definirne la regione cerebrale interessata.

Gli esami diagnostici che vengono eseguiti possono comprendere:

  • Tomografia computerizzata (TC) del cervello, al fine di valutare le conseguenze e l’entità dell’ictus e differenziarlo dall’ictus emorragico, da un tumore cerebrale o da altre condizioni.
  • Risonanza magnetica del cervello.
  • Angio-TC o angio-RM per valutare l’ostruzione vascolare in tutte le sue sfaccettature.

Gli esami volti all’individuazione della causa che possono essere richiesti sono:

  • Elettrocardiogramma (ECG), per la ricerca di eventuali aritmie cardiache.
  • Ecocardiogramma, per la valutazione di cardiopatie, coaguli nel cuore o altri disturbi.
  • Esami del sangue per valutare anemia, policitemia, infiammazione sistemica, colesterolo e glicemia.
  • Ecocolordoppler per valutare la pervietà delle arterie.
  • Screening farmacologico e tossicologico.

Terapia dell’ictus

La terapia dell’ictus mira innanzitutto alla stabilizzazione del paziente e al ripristino dell’afflusso cerebrale nel più breve tempo possibile, dato che più il tempo passa più i danni saranno ingenti e irreversibili. È stato visto che affinché siano efficaci i trattamenti dovrebbero essere iniziati entro 4-5 ore dall’evento acuto.

I farmaci utilizzati sono:

  • Trombolitici (tra cui l’alteplasi)
  • Farmaci antiaggreganti (clopidogrel, dipiridamolo)
  • Farmaci anticoagulanti (warfarin, rivaroxaban)

Atri farmaci utilizzati sono:

  • ACE-inibitori
  • Sartani
  • Statine

Al fine di rimuovere fisicamente il coagulo di sangue è possibile eseguire l’intervento di trombectomia meccanica, soprattutto se il quadro è molto grave e la terapia medica non ha sortito l’effetto sperato.

Il trattamento a lungo termine dell’ictus si basa sulla somministrazione di aspirina o di altri farmaci volti a ridurre la probabilità di aggregazione piastrinica, e quindi di formazione di un ulteriore trombo. È inoltre fondamentale ottimizzare eventuali terapie per l’aterosclerosi, diabete, dislipidemie o altre condizioni mediche presenti. Inoltre, è importante sensibilizzare il paziente sulla prevenzione al fine di prevenire una recidiva. Altre procedure sono di competenza specialistica e non le tratteremo in questo articolo.

Prevenzione dell’ictus

La prevenzione dell’ictus coincide con la prevenzione dell’aterosclerosi, e comprende:

  • Dieta ricca di frutta e verdura, legumi, cereali integrali e pesce azzurro.
  • Attività fisica.
  • Smettere di fumare
  • Limitare il consumo di bevande alcoliche.
  • Controllare i livelli di glicemia e di colesterolo.
  • Controllo del peso corporeo, motivo per cui è importante avere una propria bilancia impedenzometrica a cui fare riferimento.
  • Controllo della pressione arteriosa, eseguibile anche in autonomia grazie allo sfigmomanometro.

Inoltre è possibile assumere degli integratori alimentari quali un multivitaminico, omega-3 o integratori per il colesterolo.

Articolo a cura di:
Riccardo Armellin

Riccardo Armellin

Studente di  medicina all'ultimo anno di studi presso l'Università degli studi di Udine, appassionato di cardiologia e divulgazione medico/scientifica con certificazione in "Medical Writing". Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com.

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