Scoliosi: cos’è, cause, sintomi, diagnosi, terapia e prevenzione

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Una quota importante di pazienti che si rivolgono alla medicina riabilitativa presenta disturbi riferibili alla colonna vertebrale. Un posto particolare all’interno di queste patologie è rappresentato dalla scoliosi.

La scoliosi è una patologia caratterizzata da una grande prevalenza nella popolazione e può insorgere in tutte le fasce di età, dall’età evolutiva fino all’età senile. In questo articolo affronteremo gli aspetti più importanti della scoliosi.

Cos’è la scoliosi?

La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna vertebrale e conseguentemente del tronco, caratterizzata da una deviazione laterale della colonna sul piano frontale che è associata a una rotazione dei corpi vertebrali.

La colonna vertebrale costituisce la colonna portante del nostro corpo, soprattutto nella posizione eretta, e si erge anche a struttura protettrice del midollo spinale.

Le vertebre sono articolate tra loro e separate da dischi di cartilagine, definiti dischi intervertebrali, che permettono alla colonna di avere un’ampia mobilità. La colonna vertebrale si può suddividere in 5 regioni: la colonna cervicale costituita da 7 vertebre, la colonna dorsale formata da 12 vertebre su cui si articolano le coste, la colonna lombare di cui fanno parte 5 vertebre, la colonna sacrale dove 5 vertebre sono fuse tra loro a formare l’osso sacro, ed infine la porzione coccigea, costituita da 3-6 vertebre fuse in un unico blocco.

Qual’è la differenza tra scoliosi e atteggiamento scoliotico?

È importante non confondere la scoliosi con l’atteggiamento scoliotico, condizione in cui la deviazione laterale della colonna vertebrale non si associa a una rotazione dei corpi vertebrali: la deviazione del rachide, infatti, scompare da seduto o in posizione supina, in quanto non si tratta di un difetto architetturale della colonna come nel caso della scoliosi.

La scoliosi rientra nella categoria dei dismorfismi, condizioni caratterizzate dalla presenza di una deformazione anatomica e/o funzionale. L’atteggiamento scoliotico è un paramorfismo, ovvero una condizione in cui non è rilevabile la deformazione della colonna vertebrale pur essendoci una postura anomala.

Nella scoliosi le vertebre ruotano l’una sull’altra, determinando un movimento delle coste a livello dorsale che esita nel segno caratteristico del gibbo. Quest’ultimo è il segno patognomonico della rotazione dei corpi vertebrali, condizione determinata proprio dalla scoliosi.

Le sedi più frequenti dei gibbi sono la colonna dorsale destra e la colonna lombare sinistra, in quanto sono le curve che presentano la maggior tendenza evolutiva verso un’alterazione di questo tipo. Più i gibbi sono pronunciati e più la scoliosi presenta un’entità grave dal punto di vista clinico.

  • Il gibbo dorsale consegue alla rotazione delle vertebre toraciche rispetto alla gabbia toracica: le vertebre, ruotando, trascinano anche le coste cui sono articolate; quest’ultime quindi risultano sopraelevate nel lato del tronco in cui è presente la convessità della curva scoliotica.
  • ll gibbo lombare, invece, consegue alla rotazione delle vertebre lombari: esse determinano la formazione di una prominenza nel lato del tronco in cui è presente la convessità della curva scoliotica. Alcuni studi hanno suggerito che i muscoli paravertebrali potrebbero inizialmente opporsi alla formazione del gibbo, mediante un meccanismo di compensazione legato all’aumento del tono muscolare. Tuttavia, sembra che tale meccanismo determini poi, in caso di progressione della scoliosi, un peggioramento del gibbo e che quindi sia controproducente.

Per valutare il gibbo si utilizzano due metodiche: il test di Adams dove si posiziona il paziente in bending anteriore facendolo flettere in avanti e la radiografia. Più nel dettaglio, si può parlare di scoliosi se alla radiografia si evidenziano almeno 10° dell’angolo di Cobb, ma approfondiremo l’angolo di Cobb e l’approccio diagnostico più avanti nell’articolo.

Ritmo di crescita della colonna e scoliosi

L’aggravamento della scoliosi è legato al potenziale di accrescimento del rachide: più veloce è il ritmo di crescita della colonna, più velocemente peggiora la scoliosi.

La colonna vertebrale non ha un ritmo di crescita costante. Dalla nascita fino alla pubertà il ritmo è lento: si parla di pre-accrescimento lento vertebrale (scoliosi poco evolutiva). Con la pubertà il rachide entra nella fase di accrescimento rapido vertebrale (scoliosi molto evolutiva).

Superata la pubertà se la scoliosi è < 40° Cobb essa generalmente non va incontro ad ulteriore peggioramento, mentre se la scoliosi è > 40° Cobb essa tende a peggiorare comportando gravi conseguenze funzionali ed estetiche. In questa fase possono esserci sintomi anche gravi, e l’intervento chirurgico correttivo vede le proprie indicazioni soddisfatte.

Cause della scoliosi

Le cause della scoliosi sono diverse, e sono di seguito elencate:

  • Scoliosi idiopatica: in questo caso la causa specifica alla base della scoliosi non è nota. Si è osservato però che assume una discreta importanza la familiarità del soggetto con tale patologia. Si ipotizzano problematiche propriocettive che portano a dei deficit di equilibrio e della corretta presa di consapevolezza della posizione del proprio corpo nello spazio. La fase di crescita e dello sviluppo puberale sono quelle che presentano il maggior rischio per lo sviluppo della scoliosi idiopatica.
  • Scoliosi congenita: in questo caso la patologia è presente sin dalla nascita e deriva da anomalie congenite.
  • Anomalie ossee: difetti di formazione, segmentazione che si evidenziano in anomalie dei corpi vertebrali, cui seguono alterazioni in senso scoliotico.
  • Cause neuromuscolari: in questo caso sono documentabili danni al Sistema Nervoso Centrale (SNC) che causano un’alterazione del tono muscolare a livello del tronco e che quindi innesca delle anomalie a livello della colonna vertebrale. Le patologie maggiormente interessate sono le Paralisi Cerebrali Infantili, distrofie, Atrofia Muscolare Spinale (AMS).

Sintomi della scoliosi

La scoliosi, contrariamente a come si potrebbe pensare, solitamente non provoca dolore ma piuttosto può causare problematiche secondarie a livello respiratorio e cardiocircolatorio.

La crescita anomala delle cartilagini costali può portare a due distinte alterazioni a livello del torace: il “torace a imbuto” e il “torace carenato”.

Il torace a imbuto consiste in una rientranza dello sterno verso l’interno del torace in prossimità del passaggio tra torace e addome, e causa la compressione dei polmoni e del cuore con conseguenti problemi respiratori e circolatori.

Il torace carenato, invece, consiste in una deformazione del torace verso l’esterno, che comporta un aspetto della parete toracica simile alla carena di una nave. A causa dell’asimmetria toracica anche in questo caso vengono coinvolti i polmoni e il vitale meccanismo di espansione toracica che avviene durante la respirazione. Queste due condizioni, perciò, possono sottostare a problemi respiratori, cardiaci e estetici.

Diagnosi della scoliosi

La diagnosi di scoliosi è spesso eseguibile solo valutando direttamente il paziente, ma più precisamente si esegue mediante l’anamnesi e l’esame obiettivo in posizione di ortostatismo (ovvero con il paziente in piedi):

L’anamnesi indaga primariamente l’età del paziente e tiene in considerazione che il rischio maggiore di insorgenza di scoliosi si colloca tra i 10 e gli 11 anni di vita. Nel caso si sospetti della presenza di tale patologia bisogna verificare se ci siano altri soggetti scoliotici in famiglia. In anamnesi poi vanno indagati eventuali sintomi e relative caratteristiche, e problematiche collegate con la progressione della scoliosi come sintomi cardiaci o legati all’apparato respiratorio.

L’esame obiettivo prevede che il rachide (ovvero la colonna vertebrale) del paziente venga esaminato in piedi (sia di fronte che di spalle) e in bending anteriore, ovvero con il piegamento in avanti del paziente.

I segni obiettivabili all’ispezione sono:

  1. Asimmetria e malposizione del capo
  2. Asimmetria delle spalle (una più alta dell’altra) e delle scapole (una più discostata dal rachide dell’altra) à scoliosi dorsale
  3. Asimmetria dei triangoli della taglia. I triangoli della taglia sono spazi, individuati sul piano frontale, le cui linee esterne delimitano torace e fianchi, e quelle interne gli arti superiori. In caso di scoliosi, uno spazio è più corto dell’altro, formando il cosiddetto “colpo d’ascia” nel lato della concavità della scoliosi. Nella scoliosi dorso-lombare la curva è convessa dal lato del triangolo che risulta più corto.
  4. Asimmetria delle scapole associata ad asimmetria dei triangoli della taglia: indicativo di scoliosi a doppia curva toracica e lombare.
  5. Inclinazione pelvica: indicativa di scoliosi dovuta ad asimmetria degli arti o disturbo osteo-neuro-muscolare
  6. Compensazione statica, valutata con un filo di piombo tirato dall’occipite alla piega interglutea.
  7. Bending anteriore del tronco (con mani giunte in avanti) per verificare la presenza o meno del gibbo costale o dorso-lombare/lombare.

Oltre all’esame obiettivo viene eseguito un esame radiografico del rachide (si fa solo dopo aver rilevato la presenza di un gibbo), che permette primariamente di misurare l’entità della scoliosi, di identificare la fase di accrescimento vertebrale e di monitorare l’evoluzione della deformità almeno ogni 6 mesi.

Angolo di Cobb scoliosi

L’angolo di Cobb è usato come misura standard per determinare l’entità e seguire la progressione della scoliosi. Il dottor John Cobb inventò questo metodo di misurazione nel 1948. Cobb suggerì che l’angolo di curvatura potesse essere misurato tracciando delle linee parallele al margine superiore del corpo vertebrale superiore e al margine inferiore della vertebra più bassa rispetto alla curva della scoliosi; successivamente, erigendo delle perpendicolari da queste linee fino all’incrocio reciproco, si viene a formare un angolo, ovvero l’angolo di curvatura.

L’angolo di Cobb aiuta il medico a stabilire quale tipo di trattamento risulta essere il più appropriato per il quadro clinico specifico del paziente.

Trattamento della scoliosi

Il trattamento della scoliosi dipende dal grado e progressione della curvatura (quindi dall’angolo di Cobb) e dall’età del paziente. Di seguito sono elencate le diverse possibilità di trattamento:

Angolo di Cobb compreso tra 10° – 20°

In questo caso si promuove l’intervento fisioterapico e la pratica di sport che rinforzino la muscolatura del tronco e dell’addome, e esercizi di stretching per la muscolatura pettorale e ischiocrurale (ovvero la muscolatura posteriore della coscia). Importanza cruciale è ricoperta dalla costanza con cui vengono svolti gli esercizi: l’obiettivo è quello di rallentare fino a bloccare l’evoluzione della curva scoliotica.

Il paziente deve prendere consapevolezza della propria posizione del corpo nello spazio sia in attività statiche che dinamiche, poiché l’autocorrezione della postura nei diversi movimenti quotidiani è fondamentale ed è ciò che permette il rallentamento della progressione scoliotica.

Angolo di Cobb compreso tra 20° – 35°

In questo caso si continua con lo sport con l’aggiunta dell’utilizzo del busto. Il busto è un supporto esterno che deve essere indossato con costanza dal paziente, per un tempo minimo di 12 ore al giorno. Il tempo di permanenza del busto varia in base all’entità della curva scoliotica, e solitamente si porta fino al termine della crescita del paziente.

È importante, perciò, una revisione periodica del busto ogni 6 mesi per monitorare il quadro clinico del paziente e effettuare eventuali modifiche all’ortesi (ovvero al dispositivo indossabile). Non va inoltre sottovalutata la componente psicologica del paziente: il fisioterapista deve essere da supporto nell’insegnamento al corretto utilizzo del busto e al successivo svezzamento.

La fisioterapia ricopre un ruolo fondamentale in tutto il percorso riabilitativo: è importante la presa in carico pre e post busto per dare una corretta simmetria e mobilità al tronco e di conseguenza ottenere un allineamento e controllo posturale corretti.

Angolo di Cobb maggiore di 35-40°

Si tratta di casistiche severe in cui sono pienamente soddisfatte le indicazioni per interventi chirurgici correttivi e di competenza polispecialistica.

Prognosi della scoliosi

La prognosi della scoliosi generalmente è buona, ma solo se la diagnosi è precoce e il trattamento adeguato!

Una diagnosi precoce necessita di un attento controllo clinico affiancato all’esecuzione radiografica, e al rilievo di segni clinici di strutturazione come l’evidenza di un gibbo costale o dorso-lombare. Il trattamento adeguato invece necessita di una presa in carico del paziente tempestiva, la protrazione nel tempo e l’utilizzo di strumentalizzazione valida.

La scoliosi non può diminuire o scomparire, l’obiettivo da raggiungere è l’arresto della sua evoluzione o il lieve miglioramento della deformità.

Prevenzione della scoliosi

La scoliosi si può prevenire? Non c’è modo di prevenire l’insorgenza della scoliosi, perciò l’unica cosa che è possibile fare è limitare il peggioramento di tale condizione tramite un adeguato trattamento.

La ginnastica correttiva e l’attività sportiva (come il nuoto) non interferiscono con la scoliosi e non sono in grado di prevenirla, soprattutto nei pazienti nei quali la predisposizione genetica gioca un ruolo pivotale.

Articolo a cura di:
Chiara Colò

Chiara Colò

Fisioterapista laureata in Fisioterapia presso l'Università degli Studi Padova  master di primo livello in Fisioterapia Neurologica presso l’università di Verona.Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com.

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