L’elettrocardiogramma è uno degli esami strumentali più frequenti che vengono eseguiti in ambito cardiologico, e tutti almeno una volta nella vita hanno visto un tracciato elettrocardiografico. Quell’insieme di curve tratti su carta rosata naturalmente non vi può dire molto, ma sappiate che dietro a quell’apparente confusione di linee si cela una finestra sui fini meccanismi di funzionamento del vostro cuore.
L’attenta analisi da parte del medico cardiologo di uno o più tracciati elettrocardiografici permette la diagnosi di malattie cardiologiche anche potenzialmente letali, prime fra tutte le aritmie cardiache in grado di impattare sulla dinamica dell’apparato cardiocircolatorio.
In questo articolo troverete un assaggio del magico mondo dell’elettrocardiografia e in particolare vedrete descritte le caratteristiche principali di questo esame, le potenzialità diagnostiche, le tipologie e le modalità di esecuzione dell’esame.
Cos’è l’elettrocardiogramma?
Gli elettrodi vengono posizionati sulla superficie corporea del paziente in posizioni specifiche e standardizzate, in modo tale che il tracciato possa essere interpretato correttamente e sia concorde con i criteri diagnostici internazionali. Gli elettrodi sono in grado di captare i segnali elettrici derivanti dall’attività di depolarizzazione e ripolarizzazione delle cellule cardiache, due fasi che si alternano continuamente al fine di garantire la funzione di pompa del cuore.
Questi impulsi elettrici vengono registrati dall’elettrocardiografo e, in base alla direzione e intensità dei segnali, sono convertiti in onde e linee impresse direttamente sulla carta elettrocardiografica che si muove a velocità costante, generalmente a 25 mm al secondo.
L’ECG standard è composto da 12 diverse derivazioni, ovvero 12 diversi punti di vista attraverso cui è possibile indagare l’attività elettrica del cuore. 4 elettrodi vengono posizionati sulle braccia e le gambe del paziente, mentre gli altri 6 elettrodi vengono posti sul torace, anteriormente. In casi selezionati è possibile utilizzare elettrodi aggiuntivi.
Queste dodici derivazioni captano i segnali elettrici provenienti dal cuore da dodici punti di vista differenti, registrati per un certo lasso di tempo. I segnali elettrici provenienti dal cuore vengono quindi convertiti in deflessioni positive o negative definite onde, che sono separate da tratti rettilinei che vengono definiti segmenti. La linea rettilinea a cui corrisponde l’assenza di attività elettrica viene definita linea isoelettrica.
Gli elementi principali di un elettrocardiogramma sono:
- Onda P: corrisponde alla depolarizzazione degli atri che si contraggono
- Intervallo PR: corrisponde al tempo di trasmissione dell’impulso dagli atri ai ventricoli
- Complesso QRS: corrisponde alla depolarizzazione dei ventricoli che si contraggono
- Segmento ST: corrisponde al momento in cui i ventricoli sono completamente depolarizzati.
- Onda T: corrisponde alla ripolarizzazione dei ventricoli che si rilassano.

A cosa serve l’elettrocardiogramma?
L’elettrocardiogramma permette di:
- Calcolare la frequenza cardiaca, ovvero il numero di battiti al minuto.
- Calcolare l’asse cardiaco, ovvero la direzione principale secondo cui è orientato il cuore nello spazio.
Nello specifico, l’elettrocardiogramma permette di diagnosticare o seguire nel tempo diverse condizioni cardiache:
- Aritmie cardiache come bradiaritmie e tachiaritmie
- Ischemia miocardica
- Infarto del miocardio in atto o pregresso
- Dilatazione atriale destra e/o sinistra
- Ipertrofia ventricolare destra e/o sinistra
- Sindromi di pre-eccitazione come la sindrome di Wolff-Parkinson-White
- Canalopatie come la sindrome del QT lungo o la sindrome di Brugada.
Inoltre, grazie all’elettrocardiogramma è possibile valutare la corretta funzionalità di dispositivi pacemaker che sono stati impiantati nel paziente o la presenza di effetti collaterali dovuti a terapie farmacologiche a cui è sottoposto il paziente. Infine, consente il funzionamento di un defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD).
Come si svolge l’elettrocardiogramma?
Il medico eseguirà l’elettrocardiogramma dopo aver raccolto un’attenta anamnesi e aver eseguito un esame obiettivo cardiaco. L’anamnesi viene svolta per indagare patologie cardiologiche già diagnosticate al momento dell’esame, cardiopatie congenite, fattori di rischio e condizioni cardiovascolari come l’aterosclerosi, aritmie quali la fibrillazione atriale o un pregresso infarto del miocardio. Inoltre, viene misurata anche la pressione del sangue al fine di escludere l’ipertensione arteriosa.
Successivamente il paziente si posiziona sul lettino con il torace e le caviglie scoperti. Il medico procede poi ad applicare gli elettrodi, collegati all’elettrocardiografo mediante dei fili elettrici. Il medico poi procede alla registrazione elettrocardiografica per un tempo più o meno variabile, con il paziente rilassato in respirazione tranquilla.
Preparazione
L’esecuzione dell’elettrocardiogramma non richiede una preparazione specifica del paziente, come avviene ad esempio per gli esami del sangue.
Tipologie di elettrocardiogramma
Ci sono tre tipologie principali di elettrocardiogramma che è possibile eseguire a seconda delle esigenze diagnostiche.
ECG a riposo
ECG sotto sforzo
Tipicamente l’esame viene eseguito durante la camminata su un tapis roulant o la pedalata sulla cyclette. In caso di pazienti debilitati è possibile avvalersi di farmaci che simulano le condizioni di sforzo.
Questo esame permette di slatentizzare disturbi del ritmo cardiaco o altre condizioni che insorgono solamente sotto sforzo, quali aritmie o ischemia miocardica.
ECG dinamico secondo Holter
Durante la registrazione i pazienti sono incaricati dal medico di prendere nota di eventuali sintomi quali palpitazioni, giramenti di testa, sensazioni di svenimento, con l’accortezza di segnare data e ora dell’evento. In tal modo il medico che può valutare le caratteristiche del tracciato nei momenti esatti in cui il paziente ha percepito un sintomo.
L’ECG dinamico secondo Holter viene utilizzato per identificare e valutare aritmie sporadiche o intermittenti o per valutare uno stato ipertensivo.
Controindicazioni o rischi dell’elettrocardiogramma
L’elettrocardiogramma sotto sforzo invece presenta delle controindicazioni e dei rischi concreti per il paziente, ma sono legati all’insostenibilità dello sforzo e non alla metodica di registrazione dell’ECG. Prima della prescrizione di un ECG da sforzo è necessario valutare che il paziente non presenti alcuna controindicazione assoluta allo svolgimento dell’esame.
Interpretazione dell’elettrocardiogramma
L’interpretazione dell’elettrocardiogramma avviene grazie all’occhio attento del cardiologo, che mette in relazione il quadro clinico del paziente con la morfologia delle onde e dei tratti presenti nel tracciato.
La corretta interpretazione del tracciato permette la diagnosi di numerose patologie cardiache, anche se non sempre è possibile. I casi dubbi richiedono la ripetizione dell’esame o la necessità di passare ad esami diagnostici più invasivi come lo studio elettrofisiologico.





