Ernia del disco: cause, sintomi, diagnosi e trattamento

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In questo approfondimento andremo a vedere nel dettaglio una delle patologie muscolo-scheletrico più diffuse: l’ernia del disco.

Nel dettaglio vedremo cos’è, quali sono le cause, i sintomi e le cure.

Cos’è l’ernia del disco?

L’ernia del disco, chiamata anche genericamente “ernia” o “prolasso discale” è una condizione caratterizzata dal prolasso del disco intervertebrale, che si insinua in una lacerazione dell’anulus fibroso che lo circonda. 

L’erniazione del nucleo polposo può causare la compressione delle radici nervose, determinando una radicolopatia da ernia del disco. I dati epidemiologici relativi all’ernia discale ed alla radicolopatia correlata non sono precisi, si stima comunque che la radicolopatia da ernia discale abbia una prevalenza life-time compresa tra l’1% e il 3% nella popolazione generale.

Anche i dati relativi alla prevalenza dell’ernia discale sono incerti, soprattutto perché è stato osservato che l’ernia del disco può essere asintomatica. Questo significa che ci sono pazienti nei quali la presenza dell’ernia non viene individuata, se non a seguito di indagini diagnostiche eseguite per altri motivi e che dunque la prevalenza che conosciamo è una sottostima di quella reale.

Cause dell’ernia del disco

Le cause dell’ernia del disco sono diverse.

L’erniazione del disco vertebrale si ha nella maggior parte dei casi per una progressiva alterazione della struttura della colonna vertebrale e ciò spiega anche come mai all’aumentare dell’età cresca il rischio di andare incontro a questa patologia.

L’invecchiamento non è però l’unico fattore predisponente: l’ernia del disco è considerata infatti una delle malattie professionali più frequenti, indotta dall’assunzione di posture non corrette durante l’orario di lavoro e dalla movimentazione manuale di carichi senza le dovute precauzioni.

La movimentazione manuale di carichi e le posture scorrette portano infatti ad un aumento del carico vertebrale, il che determina una pressione maggiore sui dischi vertebrali con la possibilità di andare incontro all’erniazione. Nella stragrande maggioranza dei lavoratori l’ernia si presenta a livello lombare, in particolare a carico di L4-L5: questo dato epidemiologico è così marcato da non poter parlare di malattia professionale se la patologia della colonna in esame non coinvolge questo segmento.

L’erniazione del disco può essere dovuta anche ad eventi acuti. Si tratta in questo caso di cause violente, ad esempio i traumi durante l’attività sportiva, oppure i trami determinati dalle cadute sulla schiena con un’applicazione violenta di forze a livello della colonna vertebrale. 

Sintomi ernia del disco

Nel descrivere i sintomi dell’ernia del disco va precisato che questa condizione può anche essere asintomatica. Negli stadi iniziali il paziente può avere un quadro obiettivo muto e ciò spiega il ritardo diagnostico che si verifica in alcuni casi.

Un sintomo frequente è il dolore, che ha una localizzazione diversa a seconda del livello della colonna interessato dall’ernia discale. In gran parte dei casi il sintomo algico riguarda gli arti inferiori perché l’ernia si localizza nella colonna lombare, ma è possibile che coinvolga anche gli arti superiori se l’ernia colpisce la colonna cervicale.

In merito al dolore va fatta una precisazione, perché nell’ernia discale l’intensità del dolore non è progressiva. Il disco erniato va incontro alla disidratazione e ciò comporta un progressivo restringimento con il trascorrere delle settimane. In una percentuale elevata di pazienti (fino all’85%) si osserva una riduzione o addirittura una scomparsa del dolore entro sei settimane dall’inizio del sintomo, senza il bisogno di un intervento chirurgico invasivo. 

L’erniazione del nucleo polposo può determinare una compressione delle radice nervose. La compressione può dare inizio ad un processo flogistico con conseguente infiammazione dei nervi, ad esempio l’ernia lombare può causare la sciatalgia, ovvero l’infiammazione del nervo sciatico.

Un altro sintomo che possono avere i pazienti con l’erniazione del disco è l’intorpidimento: il paziente avverte una sensazione fastidiosa a livello degli arti, che può esplicarsi anche come formicolio. Agli arti il paziente può avvertire anche debolezza, con difficoltà a compiere anche i normali movimenti.

Come fare la diagnosi di ernia del disco?

Per fare la diagnosi di ernia del disco è necessario ricorrere a degli esami strumentali. La diagnosi viene posta con la risonanza magnetica, oppure con la TC: entrambi questi esami consentono di individuare il preciso livello della lesione e danno informazioni anche sulla causa alla base della patologia.

Solo in una piccola percentuale di casi risulta indispensabile ricorrere alla TC con mielografia per giungere alla diagnosi. Questa necessità si verifica quando il paziente non può essere sottoposto alla risonanza perché ci sono delle controindicazioni e quando la semplice TC non è riuscita a chiarire la situazione e sono quindi necessari altri esami diagnostici.

Trattamento dell’ernia del disco

Per il trattamento dell’ernia del disco  si può scegliere tra un approccio conservativo ed un approccio chirurgico. Solitamente si preferisce iniziare con un trattamento conservativo per poi eventualmente proporre delle soluzioni invasive, ma nel caso in cui i deficit neurologici dovessero essere gravi o progressivi, oppure se il midollo spinale dovesse essere compromesso vi potrebbe essere indicazione a partire subito con un approccio invasivo.

In assenza di deficit neurologici progressivi o gravi per il trattamento dell’ernia del disco bisogna scegliere un approccio conservativo. Questo comporta una riduzione dell’attività fisica pesante e l’attenzione a non assumere posture scorrette che potrebbero aumentare il carico sulla colonna. Si sconsiglia invece l’allettamento prolungato, che non ha mostrato avere benefici.

Oltre ad eliminare o comunque ridurre i comportamenti rischiosi, si può trarre beneficio anche dagli esercizi per l’ernia del disco da fare a casa, impegnandosi magari in alcune sedute di fisioterapia. L’obiettivo è migliorare la postura e rafforzare la muscolatura per garantire un sostegno maggiore alla colonna vertebrale.

L’approccio conservativo prevede anche l’assunzione di analgesici al bisogno per ridurre la sintomatologia dolorosa. Solitamente vengono prescritti degli analgesici non oppiacei, ma nel caso in cui il paziente non dovesse trarre beneficio da questi è possibile anche sfruttare i corticosteroidi con iniezione epidurale, oppure assunti per via sistemica.

In presenza invece di deficit neurologici gravi e/o progressivi, oppure di una compromissione del midollo spinale si ha l’indicazione a procedere con un approccio chirurgico. Negli anni sono state sviluppate diverse tipologie di intervento e la ricerca di metodiche sempre più performanti è tuttora in corso.

Le tecniche chirurgiche maggiormente utilizzate per trattare l’ernia discale sono la laminectomia con la rimozione del materiale erniato e la discectomia microscopica. Sono in studio invece gli approcci percutanei, che restano ad oggi in attesa di validazione per poter essere utilizzati nella pratica chirurgica quotidiana.

Articolo a cura di:
Dott. Salvatore Ruggiero

Dott. Salvatore Ruggiero

Medico laureato presso l’Università Federico II di Napoli in Medicina e Chirurgia specializzato presso lo stesso Ateneo in Idrologia Medica e Idroclimatologia. Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com .

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