Glaucoma: cos’è, sintomi, cause, diagnosi, trattamento e domande più frequenti

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Il glaucoma è una delle più importanti patologie che possiamo studiare in ambito oculistico, sia per la sua gravità e quindi l’impatto che ha sulla vita dei pazienti sia per la sua diffusione, costituendo la prima causa di cecità irreversibile al mondo.

In questo articolo ci tufferemo nello studio di questa interessante patologia cercando di inquadrarne la definizione, le cause, la diagnosi e la terapia da applicare.

Cos’è il glaucoma?

Con il termine glaucoma (dal greco, letteralmente “azzurro” per via del caratteristico colore che assume l’occhio con glaucoma) si intende un gruppo di patologie infiammatorie del nervo ottico, chiamate neuriti ottiche, in cui si riconosce un elemento chiave in particolare, ovvero l’ipertensione endoculare.

Il danno infatti è causato in questo caso da un aumento eccessivo di pressione all’interno dell’occhio, pressione esercitata da un liquido che si trova nella camera anteriore del bulbo: l’umor acqueo.

Il glaucoma si può presentare in diverse modalità:

  • Glaucoma congenito;
  • Glaucoma ad angolo aperto;
  • Glaucoma ad angolo chiuso;
  • Glaucoma acuto.

Glaucoma congenito

Il glaucoma congenito è il glaucoma dovuto ad una malformazione congenita caratterizzata da un’alterata maturazione della camera anteriore. Non è necessariamente presente alla nascita, ma generalmente compare entro il trentesimo anno di età.

Nei glaucomi precoci è tipico l’aumento del diametro corneale. La cornea nel feto e nel neonato è estremamente distendibile, per cui l’aumento di pressione non si manifesta con un danno del nervo, ma con una distensione dei bulbi oculari, detta buftalmo o occhio bovino.

Nel 40% dei casi l’aumento della pressione è durante la vita intrauterina, per cui alla nascita il diametro della cornea è già aumentato. Nell’80% dei casi la diagnosi è entro il primo anno di vita.

Glaucoma ad angolo aperto

Il glaucoma ad angolo aperto è una forma di glaucoma in cui l’angolo che si trova tra iride e cornea è largo. In questo angolo è presente il trabecolato, una struttura fondamentale in quanto è sede di drenaggio dell’umor acqueo, in allontanamento dalla camera anteriore.

In questa forma di glaucoma, infatti, l’angolo è ben aperto; dunque, l’accumulo di umor acqueo e il suo aumento di pressione sono dovuti ad alterazioni della struttura del trabecolato, come una sclerosi, una sorta di cicatrice che ostruisce lo scarico.

È una malattia cronica di cui il paziente avrà i sintomi solo dopo molto tempo, in genere solo quando la pressione sarà aumentata e rimarrà alta a lungo e solo dopo che questo causi il danno delle strutture oculari, come al nervo ottico.

Glaucoma ad angolo chiuso

Il glaucoma ad angolo chiuso costituisce un’emergenza oculistica in quanto può evolvere come attacco acuto. In questo caso si ha un angolo molto più stretto del normale che ostacola meccanicamente il deflusso dell’umor acqueo.

Agiscono nello scatenare l’attacco:

  • Blocco pupillare: spinta da dietro per aumento della pressione nella camera posteriore che manda in avanti l’iride (iride a bombè, perché si gonfia) fino al contatto tra la radice dell’iride e la cornea periferica con occlusione del trabecolato;
  • Affollamento diretto dell’angolo: iride a plateau spostata in avanti che quando si dilata occlude meccanicamente con la sua radice l’angolo;
  • Meccanismo misto: iride a plateau con blocco pupillare.

Avere un angolo più stretto del normale non vuol dire necessariamente avere il glaucoma. È solo una condizione che espone ad un forte rischio di attacco acuto di glaucoma, in quanto è sufficiente anche solo usare le goccine per dilatare la pupilla, affinché l’iride si sposti più in periferia e chiuda completamente l’angolo.

Glaucoma acuto

Il glaucoma acuto rappresenta una vera e propria emergenza oculistica ed è la manifestazione più eclatante ed improvvisa della forma ad angolo chiuso. Quando avviene la chiusura completa e repentina dell’angolo infatti, si ha un blocco dello scarico di umor acqueo e ciò provoca un innalzamento della pressione oculare che può raggiungere anche valori vicini ai 40-60 mmHg.

Il quadro evolve quindi molto rapidamente e il paziente, a differenza delle forme croniche che sono per lungo tempo asintomatiche, manifesterà sintomi che lo porteranno a recarsi in pronto soccorso, quali:

  • dolore oculare;
  • arrossamento congiuntivale;
  • visione di aloni colorati;
  • nausea;
  • vomito.

Quali sono le cause del glaucoma?

Fisiologicamente, l’umor acqueo viene prodotto e riassorbito costantemente, creando un perfetto equilibrio che genera una pressione media di circa 16-17 mmHg. È importante specificare che nonostante l’aumento di pressione sia un elemento cardine per la sviluppo della patologia, è altrettanto vero che soggetti diversi possono avere valori di pressione diversi tra loro, senza che questo però porti per forza al glaucoma.

Infatti, l’ipertensione oculare non è, di per sé, un fattore causale della malattia, ma un fattore di rischio: ci sono soggetti che hanno normalmente valori sopra la media, ma che potrebbero non avere in futuro la malattia.

Tutto ciò è possibile perché il glaucoma è una patologia multifattoriale: sono tanti i fattori che entrano in gioco e che concorrono insieme all’insorgere del disturbo.

Alcuni di questi sono:

  • L’ipertensione oculare;
  • L’età;
  • Storia familiare di glaucoma (fattore importantissimo);
  • Etnia africana;
  • Farmaci come il cortisone o alcuni psicofarmaci;
  • Patologie vascolari;
  • Alcuni mestieri, come il suonatore di tromba.

Glaucoma: quali sono i sintomi?

Il glaucoma e tutta la sua presentazione clinica passano attraverso tre stadi fondamentali:

  • Danno subclinico: evidenziabile solo con una metodica estremamente raffinata, raramente disponibile. È un danno che ancora non incide sulla qualità della vita. Essendo il glaucoma una patologia non reversibile, compito del medico è mantenere il paziente il più a lungo possibile in questo stadio;
  • Malattia asintomatica: estremamente lunga. Può essere riconosciuta solo con esami specifici. Il paziente non è consapevole del difetto del campo visivo periferico, ma può lamentare alcune alterazioni della visione; l’occhio sano generalmente compensa bene;
  • Malattia sintomatica: disturbo funzionale manifesto che arriva fino alla cecità. Il paziente ha problemi nella guida e poi nella deambulazione e nella vita quotidiana. Manca la visione periferica ed è necessario cambiare continuamente il punto di fissazione.
Il danno è prevenibile ma non reversibile!

È quindi una malattia che difficilmente dà segni di sé e quando lo fa siamo ormai di fronte ad un quadro abbastanza avanzato, ecco perché gioca un ruolo essenziale la prevenzione, soprattutto in quei casi in cui sono presenti chiari fattori di rischio.

Anche in assenza di sintomi, è buona norma fare una visita oculistica e il controllo della pressione ogni 4-5 anni in soggetti sotto i 45 anni di età; ogni anno se sopra i 45 anni e ogni 6 mesi se sono presenti dei rischi.

Come viene diagnosticato il glaucoma?

Essendo una patologia così diffusa e soprattutto così impattante sulla vita, l’oculista concentra molta attenzione nel riconoscimento precoce della malattia.

Oggi ci sono tre passaggi fondamentali che ci aiutano nella diagnosi del glaucoma:

  1. Si misura la pressione oculare: la pressione dell’occhio viene misurata attraverso un apposito strumento che prende il nome di Tonometro di Goldmann. Questo è un piccolo conetto che viene appoggiato sulla superficie dell’occhio, precedentemente anestetizzato con una goccia di anestetico locale, e che esercita una leggera pressione. È possibile però che ci siano delle fluttuazioni di pressione durante il giorno, per cui possiamo anche scegliere di eseguire la curva tonometrica. Non è altro che una misurazione in serie della pressione in momenti diversi della giornata, così da avere un quadro più completo di tutto il giorno;
  2. Si valuta il danno alla papilla ottica: la papilla ottica è il punto in cui si raggruppano le fibre nervose della retina nel formare il nervo ottico in uscita dal bulbo. L’aumento di pressione si ripercuote direttamente qui generando infatti il tipico danno e la neurite conseguente. Possiamo studiarlo sia con l’esame del fondo oculare sia con una metodica strumentale molto più efficace, ovvero l’OCT (tomografia ottica computerizzata). Essa è una sorta di fotocamera in grado di scansionare i vari strati della retina e appunto la stessa papilla ottica, evidenziando danni molto precoci;
  3. Infine, si valuta il campo visivo periferico: prima di raggiungere la cecità completa, infatti, il glaucoma causa una progressiva riduzione della vista periferica, è come se il paziente usasse dei paraocchi, impattando molto sulla qualità di vita. Questa metodica prende il nome di perimetria e consiste nel proiettare delle immagini nelle varie parti del campo visivo del paziente, dopo di che si creerà una mappa con i vari punti in cui la vista è conservata e quelli in cui invece, è ormai persa.

Glaucoma: trattamenti e rimedi

Come già accennato prima, il glaucoma è, purtroppo, una patologia prevenibile ma non reversibile, per cui la prima nonché più efficace arma in nostro possesso è la prevenzione.

Riconoscere presto i primi sintomi, effettuare delle visite periodiche dopo una certa età e soprattutto indagare la presenza di altri casi in famiglia può aiutarci a trovare in tempo la patologia.

Nel complesso possiamo attuare tre tipologie di trattamento, a seconda delle cause e soprattutto del grado di avanzamento della malattia:

  • Terapia farmacologica con colliri;
  • Terapia laser;
  • Terapia chirurgica.

La prima linea è costituita dall’uso di colliri da applicare localmente sull’occhio. Questi hanno lo scopo di abbassare la pressione oculare, in modo tale da ridurre il carico sul nervo e sulla retina, così da impedire che il danno peggiori.

I farmaci, generalmente applicati come colliri ad azione topica, agiscono sulla produzione o sul deflusso dell’umor acqueo. Possono agire a 3 livelli:

  • Riduzione della produzione di umor acqueo;
  • Aumento del deflusso: si usano le prostaglandine, in genere ben tollerate. Alcune riducono anche la produzione di umor acqueo. Sono il farmaco di prima scelta in un paziente giovane con patologia non severa.
  • Altri tipi di farmaci, come per esempio alcuni tipi di diuretici che hanno lo scopo di creare una disidratazione dell’occhio, abbassando la pressione. Hanno come limite il fatto di agire anche in altre parti dell’organismo per cui sono usati solo in casi di emergenza e solo per poco tempo.

Il laser agisce, invece, con un’azione mininvasiva a livello della struttura “a spugna” rappresentata dal trabecolato.

È lo step immediatamente successivo alla terapia farmacologica. Con il laser si provocano mini-ustioni sul trabecolato allentando le sue maglie così da agire sul versante del deflusso dell’umor acqueo. È un trattamento non efficace in tutti i pazienti e generalmente dura 2-3 anni.

La chirurgia agisce creando una via alternativa al deflusso, tramite formazione di una via nuova o la riapertura della via tradizionale mediante l’uso di dispositivi impiantabili. È la terapia che funziona meglio e non sempre è da intendere come “ultima spiaggia”, visto che a volte può essere risolutiva.

Il trattamento chirurgico abbassa la pressione più di quanto non faccia un farmaco e tale pressione bassa viene mantenuta per molto tempo, senza andamenti altalenanti come avviene con i colliri. Evita soprattutto il picco di pressione notturno, perché di notte nel paziente coricato aumenta la pressione venosa oculare, con risalita dei valori pressori a livello della via di scarico.

Domande frequenti

Il glaucoma è curabile?

Ad oggi, il glaucoma è una patologia non reversibile, dunque la maggior parte degli sforzi medici sono indirizzati alla diagnosi precoce. Infatti, prendere in tempo la malattia permette di iniziare subito le terapie di cui abbiamo parlato poche righe sopra, così da ritardare quanto più possibile l’evoluzione ed impedire il peggioramento dei sintomi.

Potremmo dire, quindi, che il glaucoma è una patologia che è possibile trattare, ma dalla quale non è possibile, purtroppo, guarire.

Il glaucoma è un tumore?

Il glaucoma non è considerata una patologia tumorale.

Viene definita come una neurite ottica, cioè un processo infiammatorio che si verifica a livello delle strutture nervose dell’occhio (quindi retina e nervo ottico), in seguito al danno costantemente esercitato dall’alta pressione oculare.

Articolo a cura di:
Giuseppe Limuti

Giuseppe Limuti

Studente di  medicina presso l'Università degli studi di Pisa, appassionato di oculistica e divulgazione medico/scientifica. Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com. Vedi il suo curriculum.

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