Lombalgia (Mal di Schiena): cos’è, cause, classificazione, valutazione e trattamento

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La lombalgia, nota anche come “low back pain” o più semplicemente “mal di schiena”, non è una patologia come si potrebbe pensare ma bensì un sintomo che tutt’oggi rappresenta la principale causa di disabilità nel mondo.

Il mal di schiena infatti costituisce la causa primaria di assenza dal lavoro e il principale motivo per il quale la popolazione si rivolge al proprio medico curante. Negli ultimi anni, le malattie muscoloscheletriche sono state seconde solo ai disturbi mentali come causa di prepensionamento dovuto alla perdita della capacità lavorativa.

Cos’è la lombalgia?

La lombalgia consiste in un dolore localizzato nella zona postero-inferiore del dorso, più precisamente a livello della regione lombo-sacrale e sacro-iliaca.

La regione lombo-sacrale si identifica nel tratto finale del rachide dove l’ultima vertebra lombare L5 si articola con l’osso sacro. La regione sacro-iliaca, invece, corrisponde all’articolazione dell’osso sacro con l’ileo, osso che insieme all’ischio e al pube forma il bacino.

La lombalgia è un sintomo molto comune e si può presentare in tutte le fasce di età, dall’età evolutiva fino all’età senile. Il “mal di schiena” è comunemente accompagnato dalla presenza di dolore a una o entrambe le gambe e alcuni pazienti possono anche presentare sintomi neurologici agli arti inferiori, ma di questo parleremo più avanti nell’articolo.

I soggetti maggiormente colpiti sono soprattutto lavoratori di età intorno ai 40-50 anni che compiono impieghi fisicamente impegnativi caratterizzati da continui movimenti di flesso-estensione del rachide e sollevamento di pesi. Si è calcolato che il 90% degli adulti ne abbia sofferto almeno una volta nella vita.

Cause della lombalgia

La lombalgia è un sintomo che può derivare da diverse e svariate patologie conosciute o non conosciute. Raramente può essere identificata una causa specifica di lombalgia quindi nella maggior parte dei casi il “low back pain” è definito come non specifico in quanto non è stato possibile identificare la specifica fonte nocicettiva.

Quando invece si parla di lombalgia con causa nota si possono distinguere forme:

  1. Forme di origine vertebrale
  2. Forme di origine extravertebrale.

Lombalgie di origine vertebrale

Le forme di origine vertebrale coinvolgono direttamente le vertebre, ovvero le 33 ossa che compongono la colonna vertebrale, e si distinguono rispettivamente in:

  • Degenerative: comprendono patologie come l’artrosi e l’ernia del disco che causano progressive alterazioni nella struttura e funzione della colonna vertebrale.
  • Infiammatorie: queste forme oltre a colpire la colonna vertebrale possono dare effetti sistemici come ad esempio la spondilite anchilosante: patologia sistemica caratterizzata dall’ infiammazione dello scheletro assiale, delle grandi articolazioni periferiche e delle dita.
  • Infettive: possono causare infezioni isolate alle vertebre come nel caso della spondilite oppure, prendendo come esempio la spondilodiscite, interessare sia le vertebre che i dischi vertebrali.
  • Neoplasiche primitive o metastasiche: patologie tumorali che possono colpire solo la colonna vertebrale o anche dislocarsi in altre parti del corpo.
  • Malformative: provocano in genere la malformazione delle vertebre, creando perciò anomalie nella struttura anatomica del rachide.
  • Traumatiche: possono causare alterazioni alle diverse strutture ossee e muscolo-tendinee della colonna vertebrale.

Lombalgie di origine extra-vertebrale

Le forme di origine extravertebrale coinvolgono invece sia le strutture contigue che distanti alla colonna vertebrale e si distinguono rispettivamente in:

  • Addominali: viene interessato direttamente il peritoneo, ovvero la membrana sierosa che riveste la cavità addominale e quella pelvica. Si distinguono forme di origine intraperitoneali (neoplasie del colon, appendicite retrocecale) e altre di origine retroperitoneali (aneurisma dell’aorta, cisti, ecc).
  • Urologiche: colpiscono gli apparati urinari maschili e femminili, un esempio possono essere le coliche retro-uretrali.
  • Ginecologiche: di origine fisiologica (gravidanza) e forme patologiche (retroversione uterina, neoplasie, dismenorrea).

Classificazione della lombalgia

La lombalgia è un sintomo che può emergere nell’immediato e durare per un periodo limitato oppure che si protrae nel tempo. Si distinguono perciò due diverse forme di “lombalgia”:

  • Acuta: comparsa di dolore a livello lombare dopo uno sforzo o un movimento sbagliato in torsione. Clinicamente si ha un dolore immediato e molto forte, il soggetto si sente bloccato per via di una contrattura muscolare riflessa. Ogni movimento provoca dolore e il paziente si presenta all’attenzione del medico con una postura antalgica, caratterizzata da perdita o inversione della lordosi lombare (ovvero della curva della colonna vertebrale) e inclinazione laterale del busto.
  • Cronica: si intende il permanere della lombalgia per almeno 4/6 settimane. Colpisce il 5% dei pazienti con mal di schiena, quindi circa il 4% della popolazione. Il dolore è persistente e all’esame obiettivo si possono trovare punti dolorosi precisi, premendo in corrispondenza degli spazi interspinosi o nelle docce paravertebrali. Facendo una radiografia si possono trovare segni di alterazioni discali o d’artrosi.

Come prevenire la Lombalgia?

La prevenzione è fondamentale, infatti se molti movimenti e azioni che si compiono durante le attività lavorative e della vita quotidiana si eseguissero ergonomicamente la percentuale di pazienti interessata da lombalgia diminuirebbe.

Effettuare un’azione ergonomica significa utilizzare gli strumenti più adatti e le modalità di esecuzione più corrette allo svolgimento dell’attività richiesta mantenendo al contempo un’adeguata relazione con l’ambiente circostante.

L’ergonomia ha un ruolo fondamentale nell’ambiente lavorativo: l’obiettivo è quello di individuare la miglior corrispondenza tra le esigenze e i bisogni psicofisici del lavoratore e le condizioni lavorative. Un esempio di modifica ergonomica è rappresentata dalla regolazione dell’altezza della seduta della scrivania per garantire un’adeguata postura al lavoratore e quindi prevenire l’instaurarsi di lombalgia. Effettuare correttamente i movimenti e mantenere adeguate posture risulta fondamentale per prevenire la comparsa del mal di schiena.

Valutazione della lombalgia

Per valutare la lombalgia ci si basa sull’anamnesi (storia clinica del paziente) e esame clinico del paziente che successivamente possono venire suffragati dall’esecuzione di metodiche diagnostiche e strumentali.

Vengono perciò presi in considerazione i fattori di rischio che potrebbero predisporre l’instaurarsi del mal di schiena come i seguenti: traumi precedenti a livello della colonna vertebrale, obesità, lavoro meccanicamente e psicologicamente stressante, paura del dolore, contratture muscolari, paziente fumatore.

Importante è la valutazione del dolore percepito dal paziente: se ne indaga la localizzazione e l’eventuale irradiazione agli arti inferiori, l’intensità percepita su una scala da 0 a 10 dove 0 indica “nessun dolore” e 10 “dolore massimo e non sopportabile”, la frequenza e la tempistica con cui compare, in quali movimenti e azioni si accentua o diminuisce.

Si valuta anche l’eventuale presenza di sintomi neurologici associati come l’irradiazione del dolore lombare lungo il territorio di innervazione del nervo crurale (lombocruralgia) o di quello sciatico (lombosciatalgia).

Il nervo crurale è misto ed origina dal plesso lombare, comprende fibre che provengono dalle suddette vertebre lombari L1, L2, L3 e L4. La componente motoria innerva i muscoli anteriori della coscia e parte dei muscoli mediali, la componente sensitiva innerva la cute antero-mediale di coscia e gamba.

Il nervo sciatico è misto e origina dal plesso sacrale. È formato da fibre provenienti dalle suddette vertebre lombari e sacrali: L4, L5, S1, S2 e S3. La componente motoria innerva i muscoli posteriori della coscia e tutti i muscoli di gamba e piede. La componente sensitiva innerva la cute posteriore e antero-laterale della gamba e quasi tutta quella del piede (tranne parte dorso-mediale).

La lombocruralgia e lombosciatalgia possono perciò portare ad alterazioni motorie e sensitive a livello degli arti inferiori lungo il decorso rispettivamente del nervo crurale e del nervo sciatico.

Lombalgia: trattamenti e rimedi

Si possono eseguire diverse metodiche di trattamento della lombalgia:

  • Interventi di Terapia Manuale: queste tecniche utilizzate dal fisioterapista hanno lo scopo di ridurre il dolore e la disabilità percepita nelle attività della vita quotidiana da pazienti con lombalgia acuta o cronica. La terapia manuale può agire sulla mobilità della colonna vertebrale e ridurre conseguentemente i deficit motori e neurologici che possono insorgere in seguito allo sviluppo del mal di schiena.
  • Esercizi di coordinazione motoria e rinforzo del tronco: rinforzare la muscolatura della schiena eseguendo al contempo movimenti coordinati tramite l’utilizzo degli arti superiori e/o arti inferiori permette di ripristinare una corretta mobilità della colonna vertebrale nelle azioni della vita quotidiana. Recuperare l’escursione e l’ampiezza adeguata dei movimenti risulta infatti fondamentale per poter modificare la postura antalgica causata dalla lombalgia. Questo permette perciò di ridurre la disabilità percepita dai pazienti.
  • Esercizi di back-school: esercizi riabilitativi che permettono una presa di coscienza degli appropriati movimenti da effettuare con la colonna vertebrale nelle varie attività: risulta fondamentale la consapevolezza del proprio corpo e la rieducazione alla corretta propriocezione del movimento. Il ruolo del fisioterapista è cruciale nel guidare il paziente nella riacquisizione del corretto controllo motorio e posturale.
  • Farmaci: sono consigliati analgesici, antinfiammatori e miorilassanti.

Prognosi delle lombalgia

Nella maggior parte dei casi la prognosi per la lombalgia acuta è positiva. Il dolore e la disabilità si riducono entro i primi 40 giorni fino a un completo recupero stimato tra il 40% e il 90% dei pazienti.

Nei pazienti che presentano lombalgia cronica invece il quadro è diverso, come riportato di seguito. Nel 60% dei casi il dolore tende a spegnersi spontaneamente e molto lentamente. Il restante 40% deve essere trattato con riposo, farmaci e con rieducazione funzionale della colonna. Il riposo è assoluto per i primi giorni, poi bisogna riprendere cautamente le attività lavorative facendo attenzione a evitare lavori pesanti e movimenti bruschi.

Articolo a cura di:
Chiara Colò

Chiara Colò

Fisioterapista laureata in Fisioterapia presso l'Università degli Studi Padova  master di primo livello in Fisioterapia Neurologica presso l’università di Verona.Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com.

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