Lombosciatalgia: cos’è, fattori di rischio, cause, sintomi, diagnosi, trattamento e prognosi.

Indice dei contenuti

La lombosciatalgia, nota comunemente come sciatica, è una patologia che colpisce un’ampia fascia della popolazione odierna causando un elevato grado di disabilità ai soggetti che ne sono interessati. Questo disturbo incide sulla partecipazione attiva degli individui alla vita sociale e lavorativa provocando in svariati casi problematiche psicologiche secondarie.

Cos’è la lombosciatalgia?  

La lombosciatalgia è una sindrome caratterizzata dall’irradiazione del dolore lombare lungo il territorio di innervazione del nervo sciatico.

Il nervo sciatico è misto e origina dal plesso sacrale. È formato da fibre provenienti dalle suddette vertebre lombari e sacrali: L4, L5, S1, S2 e S3. La componente motoria innerva i muscoli posteriori della coscia e tutti i muscoli di gamba e piede. La componente sensitiva innerva la cute posteriore e antero-laterale della gamba e quasi tutta quella del piede (tranne la parte dorso-mediale).

Tale patologia può perciò provocare alterazioni sia motorie che sensitive a livello degli arti inferiori. Si stima come la lombosciatalgia abbia un’incidenza pari al 10% sulla popolazione e come colpisca soprattutto soggetti tra i 40 e 50 anni, con prevalenza del sesso maschile.

Fattori di rischio della lombosciatalgia

I fattori di rischio che espongono maggiormente i soggetti allo sviluppo di lombosciatalgia possono essere suddivisi in due categorie:

  • fattori personali: età compresa tra 45-65 anni, obesità, presenza costante di ansia e stress, abitudine al fumo.
  • fattori occupazionali: lavori con elevato impegno fisico che richiedano ad esempio sollevamenti frequenti associati a movimenti bruschi in flessione e/o rotazione del tronco, tempo prolungato alla guida con esposizione costante del corpo a vibrazioni, occupazioni prettamente sedentarie.

Cause della lombosciatalgia

Il 90% dei casi di lombosciatalgia è causato da ernie discali posteriori, soprattutto quelle presenti rispettivamente tra L4-L5 e L5-S1. L’ernia del disco origina dalla rottura o degenerazione dell’anello fibroso del disco intervertebrale che provoca la conseguente dislocazione del nucleo polposo: questo può causare la compressione delle radici nervose circostanti. Le ernie più frequenti sono quelle lombari seguite successivamente dalle cervicali e infine dalle dorsali.

Il restante 10 % dei casi può essere causato da:

  • anomalie ossee a livello vertebrale: un’alterazione della struttura della colonna vertebrale può causare la compressione del nervo sciatico.
  • stenosi spinale: condizione causata dal restringimento del canale vertebrale, sono più soggetti gli anziani.
  • traumi vertebrali: possono causare anomalie osteoarticolari e muscoloscheletriche.
  • neoplasie: le masse tumorali in base alla loro localizzazione possono determinare la compressione del nervo sciatico.

Sintomi della lombosciatalgia

In fase di esordio i sintomi della lombosciatalgia sono  quelli di una sindrome neurologica irritativa: il dolore lombare si irradia a livello degli arti inferiori nel territorio di innervazione della radice compressa. Nelle fasi avanzate possono comparire in aggiunta deficit motori e/o sensitivi, segno della presenza di un vero danno nervoso.

Nei casi di lombosciatalgia causata da ernia del disco risulta di particolare importanza indagare la topografia del dolore: l’irradiazione del dolore è diversa a seconda del disco erniato:

  • Ernia del disco tra L4-L5: comprime la radice di L5 e causa una sciatalgia laterale. Il dolore si irradia lungo la parte laterale della coscia e della gamba, arrivando fino al dorso del piede e all’alluce. Dal punto di vista motorio i muscoli dorsi-flessori del piede potrebbero risultare deficitari.
  • Ernia del disco tra L5-S1: comprime la radice di S1 e causa una sciatalgia posteriore. Il dolore si irradia lungo la faccia posteriore della coscia, gamba e bordo esterno del piede. Il riflesso achilleo e medio-plantare potrebbero risultare alterati. In questo caso invece potrebbero essere deficitari i muscoli planti-flessori, in particolare il tricipite surale.

Entrambe le casistiche possono essere accompagnate dalla presenza di anomalie sensitive agli arti inferiori come intorpidimento e parestesie (percezione alterata degli stimoli sensitivi).

È di rilevante importanza definire perciò la posizione dell’ernia e allo stesso tempo ricordarsi che questa può migrare: non è detto che rimanga sempre nello stesso punto. Da ciò nasce l’esigenza di condurre esami strumentali per certificare la posizione dell’ernia e anche per escludere che la compressione del nervo sciatico sia dovuta ad altre patologie (diagnosi differenziale).

Il dolore radicolare provocato dalla compressione delle radici nervose del nervo sciatico viene descritto come urente e profondo dal paziente e può avere una distribuzione a macchia di leopardo lungo gli arti inferiori. Questo dolore viene riconosciuto in quanto il paziente riferisce una sensazione dolorosa profonda, simile ad una scossa o una coltellata, che può o meno avere un decorso lineare.

Diagnosi della lombosciatalgia

La diagnosi è clinica e strumentale. Nella parte clinica viene indagata l’anamnesi del paziente (storia clinica) e la sintomatologia presente. Per valutare la presenza di lombosciatalgia viene eseguita una manovra specifica detta “Manovra di Lasegue”.

Manovra di Lasegue

Il paziente è disteso supino (pancia in su), si flette (piega) l’anca mantenendo l’arto inferiore esteso. Se questa manovra evoca la comparsa di dolore lungo il territorio di innervazione del nervo sciatico, il segno è positivo e svela l’irritazione del nervo. Questa manovra in condizioni normali dovrebbe provocare l’elongazione del nervo, che si adatta all’escursione articolare. In condizioni patologiche l’elongazione è impedita dalla compressione del nervo e quindi provoca dolore, tanto minori sono i gradi di flessione a cui compare tanto maggiore è il vincolo che blocca la radice.

La conferma della presenza di lombosciatalgia viene effettuata tramite l’esecuzione di esami strumentali che permettono di eseguire una diagnosi differenziale. Si possono utilizzare radiografie (RX) in proiezione antero-posteriore e latero-laterale, risonanze magnetiche (RMN) e elettromiografie (EMG).

Trattamento della lombosciatalgia

In base al periodo in cui compare e permane la sintomatologia la lombosciatalgia può essere suddivisa nelle seguenti categorie e quindi richiedere i conseguenti interventi:

Sciatica acuta (0-30 giorni)

La maggior parte dei pazienti recupera spontaneamente senza necessitare di interventi riabilitativi.

In presenza di sciatica severa i soggetti devono osservare un periodo di riposo di almeno 2 giorni, se invece il dolore non è invalidante possono continuare a svolgere le attività della vita quotidiana. In questi casi è importante non compiere movimenti bruschi con il rachide o sollevare pesi. È consigliata l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per alleviare il dolore.

Sciatica sub-acuta (30-60 giorni)

In questi casi è meno probabile la risoluzione spontanea.

La riabilitazione assume una fondamentale importanza per i pazienti: vengono proposti esercizi a scopo antalgico che richiedono una presa di consapevolezza da parte dei soggetti su come eseguire i movimenti. L’educazione posturale ricopre perciò un ruolo cardine nel trattamento e anche nel prevenire la presentazione di eventuali recidive.

+Viene consigliato lo svolgimento di attività aerobica a basso impatto e l’esecuzione di esercizi di allungamento e rilassamento della muscolatura della catena posteriore della colonna vertebrale e degli arti inferiori. L’obiettivo è quello di conferire al paziente un’adeguata mobilità del rachide in assenza di dolore.

Anche in questi casi è consigliata l’assunzione di FANS.

Sciatica cronica (+90 giorni)

Il trattamento di questi pazienti è esclusivamente chirurgico.

In base alle caratteristiche dell’ernia si eseguono le corrispettive operazioni: ad esempio le microdiscectomie sono tecniche micro-invasive che vengono eseguite per trattare un’ernia a livello lombare.

Prognosi

Generalmente la lombosciatalgia ha una prognosi favorevole: i pazienti ritornano a poter svolgere le attività lavorative e abituali della vita quotidiana. Soprattutto nei casi cronici è importante continuare a eseguire gli esercizi riabilitativi e posturali per evitare eventuali recidive. Il mantenimento di uno stile di vita attivo da parte dei soggetti garantisce un’adeguata mobilità e partecipazione alla vita sociale.

Articolo a cura di:
Chiara Colò

Chiara Colò

Fisioterapista laureata in Fisioterapia presso l'Università degli Studi Padova  master di primo livello in Fisioterapia Neurologica presso l’università di Verona.Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com.

Articoli correlati