Ipermetropia: cos’è, cause, sintomi, trattamento, prevenzione

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Nel grande capitolo dei difetti di rifrazione non è possibile non citare anche l’altro grande pilastro che spesso si vede nella clinica oculistica quotidiana al fianco della miopia, cioè l’ipermetropia.

Cos’è l’ipermetropia?

Si definisce ipermetropia quel difetto di rifrazione oculare in cui il fuoco dell’immagine si pone al di dietro della retina, per cui i raggi luminosi convergono troppo in profondità.

Questo meccanismo patologico si traduce con una manifestazione del tutto opposta a quella vista per la miopia, sia nella sintomatologia che nelle modalità fisiopatologiche: i soggetti lamenteranno difficoltà nella visione da vicino.

Fisiologicamente, infatti, i sistemi di accomodazione si mettono in atto ogni volta che ci poniamo nella visione ravvicinata, come nella lettura di un libro o nell’uso del cellulare, per esempio.

Lo scopo dell’accomodazione è quello di aumentare il potere di convergenza del fuoco, in modo che questo cada nella posizione corretta. Quando però ciò non avviene nel modo giusto, la luce non viene fatta convergere e cade al di dietro della retina stessa.

Dal punto di vista classificativo possiamo riconoscere tre grandi gruppi di ipermetropie:

  • Clinica;
  • Rifrattiva;
  • Accomodativa.

Ognuna di esse usa criteri diversi per la classificazione.

Ipermetropia clinica

Per esempio, la clinica può poi suddividersi in:

  1. Semplice: forma data da variazioni dell’occhio di tipo biologico, come per esempio un occhio più corto;
  2. Patologica: in questo caso ho anomalie del bulbo oculare come malformazioni, malattie o traumatismi;
  3. Funzionale: paralisi del sistema di accomodazione.

Ipermetropia rifrattiva

La forma rifrattiva, invece, si distingue in:

  1. Lieve: quando si hanno valori inferiori alle 2 diottrie;
  2. Media: con valori compresi tra le 2 e le 5 diottrie;
  3. Elevata: supera le 5 diottrie.

Quando il difetto supera le 7-8 diottrie spesso si associa ad una condizione nota come microftalmo, ovvero un occhio molto piccolo, con una lunghezza inferiore ai 20 mm.

Ipermetropia accomodativa

Infine, la classificazione accomodativa suddivide l’ipermetropia a seconda delle varie caratteristiche e dello studio dell’accomodazione.

Possiamo riconoscere, per esempio:

  1. Ipermetropia latente: si intende quella quota di ipermetropia che può essere svelata e misurata solo mediante l’uso di gocce cicloplegiche (ovvero colliri che mettono a riposo il sistema di accomodazione), in quanto il sistema di accomodazione è in grado di compensare autonomamente il difetto;
  2. Ipermetropia manifesta: in questo caso l’ipermetropia è già manifestata anche senza l’uso delle gocce prima citate, in quanto l’accomodazione non compensa più da sola a sufficienza.

 

Quali sono le cause dell’ipermetropia?

Indipendentemente dai vari criteri classificativi, le cause dell’ipermetropia sono, al pari della miopia, da ricercarsi nei meccanismi di fondo che alterano la rifrazione della luce. In questo caso abbiamo:

  • Riduzione della lunghezza assiale del bulbo oculare: in un occhio più corto, i raggi luminosi non riusciranno ad impattare correttamente la retina, che infatti apparirà più in avanti rispetto al normale e il fuoco sarà conseguentemente spostato alle sue spalle;
  • Riduzione della curvatura corneale: avere una cornea meno curva sarà come avere una lente con un potere di convergenza più ridotto, per cui i fasci luminosi tenderanno a mettere a fuoco più lontano dalla retina;
  • Aumento dell’indice di rifrazione della corteccia del cristallino;
  • Camera anteriore troppo piccola;
  • Afachia: cioè assenza del cristallino. In questo caso si perdono tutte le diottrie date dal cristallino e il paziente avrà infatti un’ipermetropia di 13 diottrie.

Sintomi dell’ipermetropia

L’ipermetropia, soprattutto se latente o se lieve, non si manifesterà sempre allo stesso modo e quindi col caratteristico deficit di visione da vicino.

Infatti, possiamo riconoscere anche alcuni piccoli iniziali disturbi che i pazienti possono lamentare che sono una spia di una forma iniziale di ipermetropia che ci devono indirizzare verso ulteriori approfondimenti.

I primi segnali dipendono spesso dalla fatica che il sistema di accomodazione mette in atto per fronteggiare, in una prima fase, la presenza dell’ipermetropia; infatti, il muscolo ciliare tenderà a sforzarsi nel tentativo di aumentare quanto più possibile il potere di convergenza.

I primi segnali di affaticamento sono:

  • Mal di testa nella regione sopraccigliare;
  • Tendenza a stropicciarsi gli occhi;
  • Stanchezza visiva detta anche astenopia.

Qual’è la Differenza tra ipermetropia e presbiopia?

Sia l’ipermetropia che la presbiopia sono dei difetti oculari che hanno lo stesso risultato, ovvero il deficit di visione ravvicinata, ma quindi qual è la loro reale differenza?

Anzitutto la prima e significativa differenza sta nell’età di insorgenza: l’ipermetropia può colpire, per via delle sue innumerevoli cause, sia i neonati, nelle forme congenite, quanto i giovani o anche adulti e anziani.

La presbiopia invece è un disturbo caratteristico dell’età avanzata, in quanto riconosce come meccanismo causativo di fondo un invecchiamento naturale e progressivo del sistema di accomodazione, che non riesce più a svolgere la sua funzione correttamente.

Con il passare degli anni la parte centrale del cristallino (nucleo) perde acqua, si indurisce e aumenta l’indice di rifrazione. Ciò comporta un’incapacità del cristallino di adattarsi con un allontanamento del punto prossimo, il punto di messa a fuoco più vicino.

È quindi una condizione a cui tutti noi andremo progressivamente incontro, in quanto conseguenza naturale dell’invecchiamento!

L’età costituisce, per l’appunto, il principale fattore di rischio nello sviluppo della presbiopia; infatti, non è raro che i primi sintomi possano svilupparsi anche già a partire dai 45 anni di età, con un progressivo peggioramento.

È però, fortunatamente, un disturbo privo di reali complicanze, è infatti sufficiente l’uso di un occhiale per tornare a vedere correttamente da vicino.

Complicanze dell’ipermetropia

Correggere in tempo e correttamente l’ipermetropia, soprattutto nei bambini molto piccoli è di fondamentale importanza, per prevenire ed eliminare l’eventualità di complicanze, spesso anche molto severe.

Quando il muscolo che regola l’accomodazione si attiva, gli occhi tendono naturalmente a convergere tra loro: questo fenomeno prende il nome di “accomodazione-convergenza”.

Laddove però, l’accomodazione è eccessiva, come nelle forme di ipermetropia in cui si prova a compensare il difetto potenziando questo sistema, gli occhi tenderanno ad aumentare oltre modo il loro grado di convergenza reciproco, spostandosi dalla loro normale posizione, “andando in dentro”.

Questo spostamento patologico della loro posizione prende il nome di esotropia accomodativa, condizione che rientra dentro il grande gruppo delle patologie oculari note come strabismi.

Un occhio strabico, associato anche alla tenera età in cui il sistema visivo sta ancora maturando, e una riduzione della qualità visiva direttamente dipendente dal difetto refrattivo, può creare alla lunga anche problemi più seri, passando dall’occhio pigro fino anche all’esclusione completa dell’occhio che genera l’immagine più confusa e quindi cecità da quell’occhio (ambliopia).

Come si tratta l’ipermetropia?

Il ventaglio terapeutico dell’ipermetropia si basa sempre sulla correzione del difetto sintomatologico più che sul processo fisiopatologico che vi è dietro.

Ipermetropia e occhiali da vista

Il primo approccio consiste appunto sull’uso di occhiali da vista, in questo caso si usano delle lenti convergenti o positive, cioè delle lenti capaci di aumentare la convergenza del fascio luminoso e quindi del punto di fuoco che viene ravvicinato, cadendo sulla retina correttamente.

Il trattamento con gli occhiali, soprattutto nei bambini, in particolare in età sotto i 6-7 anni, è fondamentale e obbligatorio, soprattutto se si tratta di una forma che colpisce un occhio solo.

Il trattamento nel bambino è esteso anche per forme lievi, soprattutto per il maggior rischio di sviluppo delle complicanze precedentemente viste. Sono anche soggetti che andranno seguiti più strettamente nel tempo con controlli più serrati.

Negli adulti invece, il fine della correzione è soprattutto quello di migliorare sicuramente la visione da vicino ed eliminare la stanchezza visiva. Nelle forme patologiche invece il trattamento è mirato ad eliminare la causa di fondo dove possibile e poi correggere il difetto di rifrazione.

Ipermetropia e lenti a contatto

Si possono poi aggiungere all’uso degli occhiali anche altri approcci, come per esempio le lenti a contatto. Qui le lenti sono ovviamente diverse rispetto a quelle viste per la miopia, in quanto la loro natura e tecnologia è pensata per il difetto ipermetrope e quindi saranno lenti convergenti.

Rispetto alla miopia, è più raro utilizzare le lenti a contatto, in quanto risulta decisamente più comodo l’uso di un occhiale costantemente presente rispetto invece a delle lenti che devono essere sostituite, viste anche le enormi complicanze che l’ipermetropia si porta dietro, ancor di più nei bambini.

Ipermetropia e intervento laser

Come per la miopia anche per curare l’ipermetropia è possibile utilizzare anche qui le stesse tecniche di chirurgia laser.

Nel caso specifico dell’ipermetropia, il laser non ha lo scopo di appiattire o ridurre la curvatura della cornea, condizione che di fatto peggiorerebbe solo il quadro.

Piuttosto si va a lavorare aumentando la curvatura della cornea agendo col laser sulla periferia corneale.

È importante ricordare però che con le classiche tecniche chirurgiche laser, il miglioramento che il paziente può ottenere è più limitato rispetto a quello ottenibile classicamente per la miopia.

Se nella miopia si può anche arrivare a correggere fino a 9 diottrie, in un paziente ipermetrope non si possono superare le 4-5 diottrie: questo perché ci sono dei limiti anatomici invalicabili.

Non è possibile creare una cornea troppo curva, altrimenti si esporrebbe il paziente a eccessive complicanze post operatorie e secondarie ad una modifica eccessiva della cornea stessa.

Per questa ragione, anche nel trattamento dell’ipermetropia, la chirurgia ha raggiunto dei nuovi confini. Oggi infatti, per ipermetropie di grado molto alto, si può optare per l’uso dell’intervento facorefrattivo.

L’intervento facorefrattivo consiste nell’impianto di una lente intraoculare: in questo caso, il cristallino naturale, anche se trasparente, viene sostituito con una IOL (cristallino artificiale) che può essere costruito su misura.

Se vengono utilizzate lenti intraoculari di ultima generazione, si può anche correggere la presbiopia insieme all’ipermetropia.

Dopo l’intervento

Nell’ipermetropia, il trattamento è leggermente più complesso da fare nel senso che il paziente ipermetrope ha un tono accomodativo di base più alto.

Quindi quando si corregge, al termine dell’intervento, il paziente non sarà pienamente soddisfatto; è una situazione che però si manterrà solo per 15-20 giorni o al massimo un mese.

Sembrerebbe, in un primo momento, che l’intervento non sia andando a buon fine, in realtà il motivo risiede proprio nel tono accomodativo residuo troppo alto: è come se tendesse ancora a compensare da solo l’ipermetropia, tenendo un tono alto. Non appena il tono residuo sarà tornato alla normalità, il paziente beneficerà a pieno del trattamento chirurgico.

Sono quindi pazienti che vanno informati bene prima dell’intervento, avendo bisogno di più tempo per adattarsi alla nuova condizione.

Prevenzione dell’ipermetropia

Ad oggi, viste anche le varie ed innumerevoli cause e fattori di rischio, non è possibile attuare una vera e propria campagna di prevenzione per l’ipermetropia.

L’unico approccio veramente efficace è limitato a dei controlli periodici soprattutto se sono già stati registrati dei casi in famiglia. In questo caso, è bene anche fare visite già in tenera età o comunque a partire dai 5 anni, così da scoprire in tempo il difetto e correggerlo tempestivamente, evitando l’insorgenza delle temute complicanze dette in precedenza.

Articolo a cura di:
Giuseppe Limuti

Giuseppe Limuti

Studente di  medicina presso l'Università degli studi di Pisa, appassionato di oculistica e divulgazione medico/scientifica. Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com. Vedi il suo curriculum.

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