Miopia: cos’è, cause, sintomi, cure, intervento

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La miopia è, senza alcun dubbio, uno dei disturbi oculari che più spesso ci porta dall’oculista, almeno una volta nella vita. I soggetti affetti sono in continuo aumento, soprattutto nelle società occidentali e in concomitanza alla maggiore diffusione di scolarizzazione e uso di apparecchi elettronici.

In questo articolo ci addentreremo nello studio del più noto e diffuso difetto di rifrazione al mondo, andando a vederne le cause, i sintomi, la diagnosi e tutto il ventaglio di trattamento possibile.

Cos’è la miopia?

La miopia è un difetto di rifrazione dell’occhio che consiste nell’incapacità, da parte del sistema diottrico oculare, di proiettare l’immagine perfettamente sulla retina. Essa verrà messa a fuoco al davanti della retina.

Il fatto che la luce non raggiunga in maniera ottimale la nostra retina, si traduce in un’incapacità di vedere nitidamente il mondo che ci circonda, che infatti apparirà sfocato e difficilmente riconoscibile.

Ad oggi, a seconda delle varie cause, delle singole caratteristiche e delle diverse modalità di presentazione, possiamo riconoscere vari tipi di miopie.

Miopia congenita

La forma di miopia congenita tende a presentarsi già fin dalla nascita, avendo alla base delle alterazioni anatomiche e strutturali dell’occhio che lo rendono fin da subito miope.

Si tratta di forme che, però, superata una certa età, tendono a stabilizzarsi, mantenendo un alto grado di diottrie perse: si va dalle 7-8 fino a 20-30 diottrie.

Decisamente più comuni sono le forme acquisite, che si possono riscontrare già da bambini, di solito durante il periodo scolastico, anche a partire dalle scuole elementari.

Miopia acquisita

La miopia acquisita è suddivisa in altri sottotipi.
Ecco quali sono:

  1. Miopia semplice;
  2. Miopia degenerativa;
  3. Miopia senile;
  4. Miopia transitoria;
  5. Miopia notturna.

Miopia acquisita semplice

La forma di miopia acquisita semplice è poco preoccupante, non creando troppi disturbi al paziente, sia perché di gravità lieve-moderata, sia perché tende ad autolimitarsi con la crescita, risultando una forma molto facilmente controllabile.

Miopia degenerativa

Diverso è il discorso quando parliamo di miopia degenerativa.

Come dice il nome stesso, si tratta di una forma di miopia che tende ad avere una forte evoluzione nel corso del tempo, peggiorando sensibilmente. I pazienti lamentano difficoltà visive progressive, spesso non si stabilizza con la crescita e possono arrivare a perdere, anche loro, tra le 20 e le 30 diottrie.

Però l’aspetto più importante della miopia degenerativa è tutto lo spettro di complicanze che questa si porta dietro. Essendo una tipologia ad andamento “galoppante” e di forma grave, l’occhio subirà delle importanti modifiche, che lo esporranno ad ulteriori danni e alla possibilità di sviluppare in futuro patologie aggiuntive.

L’occhio miope è tendenzialmente più allungato di un occhio sano, motivo per cui l’immagine che lo attraversa non riesce a raggiungere la retina, ma viene messa a fuoco al davanti, risultando sfocata. Nei soggetti fortemente miopi, l’occhio può allungarsi sensibilmente e, come è facile immaginare, una struttura fragile come il bulbo oculare, se sottoposto a questo stress, può danneggiarsi.

L’eccessivo allungamento e conseguente sfiancamento della sclera (struttura che riveste e protegge il bulbo per quasi tutta la sua interezza) genererà dei punti di estroflessione che prendono il nome di stafilomi miopici.

Questi pazienti, a lungo andare, svilupperanno anche aree di danno retinico (atrofia peripapillare miopica) peggiorando il quadro visivo, già fortemente compromesso.

Infine, altre evenienze, possono essere il distacco di retina e la formazione di nuovi vasi sanguigni sulla superficie retinica (neovascolarizzazione retinica).

Miopia senile

La miopia senile è data dal normale invecchiamento e quindi dalla degenerazione delle varie strutture oculari.

La struttura che più diffusamente va incontro a modifica è soprattutto il cristallino, è infatti comune che pazienti anziani con cataratta abbiano anche associata miopia.

Miopia transitoria

La miopia transitoria è un deficit rifrattivo di tipo non permanente, quindi reversibile tramite l’uso di appositi accorgimenti o il trattamento di altre patologie alla base che l’hanno indotta.

Esistono svariate cause che possono indurre miopia transitoria e quindi delle temporanee modifiche della curvatura delle superfici, degli indici di rifrazione o della posizione reciproca degli elementi che compongono il sistema diottrico oculare:

  • miopia da farmaci: (antibiotici e aspirina, per esempio); il vizio di rifrazione si sviluppa in fretta, può andare da 1 a 8 diottrie e si risolve in genere nel giro di qualche giorno. In alcuni casi può risolversi con l’uso di colliri a base di atropina (agente che dilata la pupilla): la causa più probabile è un edema allergico del corpo ciliare;
  • miopia da iperglicemia: (si può presentare con miopia bilaterale di 2-3 diottrie). In questo caso, si potrebbe scoprire un diabete passato inosservato;
  • miopia traumatica: (traumi contusivi possono indurre una miopia di 1-6 diottrie dovuta, nella maggior parte dei casi, ad uno spasmo del muscolo ciliare e tende a risolversi nel giro di 1-2 settimane).

Miopia notturna

La miopia notturna è quella forma che si manifesta in seguito a scarsa luminosità, per cui abbiamo aumento del potere di rifrazione del cristallino che fa sì che ci sia miopia per messa a riposo del muscolo ciliare (muscolo adibito all’accomodazione) che è anche responsabile del controllo della zonula.

Differenza tra miopia e astigmatismo

La miopia non è il solo difetto di rifrazione presente, ma spesso si può associare ad un altro disturbo piuttosto diffuso, ovvero l’astigmatismo.

A differenza della miopia, l’astigmatismo è un difetto direttamente legato ad un’alterazione della forma e della sfericità della cornea. La cornea è il primo mezzo diottrico del nostro occhio e in quanto tale, è il primo mezzo attraverso cui la luce viene deviata verso la retina.

Fisiologicamente, il fascio luminoso che impatta sulla cornea, viene modificato e fatto convergere in un punto preciso di fuoco. Questo fenomeno preciso permette di creare un’immagine perfettamente nitida, perché la luce e quindi l’immagine viene proiettata in un punto.

Quando però la cornea cambia la sua curvatura, il fascio viene deviato ma in maniera anomala, non creando un punto di fuoco, ma una cosiddetta linea di fuoco.

Questo si traduce con la presenza di immagini offuscate, soprattutto i pazienti vedono aloni e strie intorno alle luci o lungo i contorni delle immagini, proprio perché è come se l’immagine non venisse impressa sulla retina in un punto preciso, ma “spalmata” su di essa, dandone un aspetto poco nitido e chiaro.

Cause della miopia

Come già accennato poco prima, il difetto miopico fa sì che il fuoco finisca al davanti della retina.

La causa principale in grado di spiegare questo fenomeno è un’aumentata lunghezza del bulbo oculare: tutto ciò impedisce quindi fisicamente al raggio luminoso di raggiungere la retina, che infatti sembrerà quasi allontanarsi rispetto al normale.

Esistono molte situazioni che possono portare ad un allungamento del bulbo:

  • Interventi oculari che ne modificano la normale conformazione;
  • Costante visione da vicino: leggere o stare per troppo tempo di fronte ad un punto di fissazione, forzerà lo sguardo in questa condizione. L’occhio col tempo svilupperà un meccanismo di adattamento nei confronti di questa modalità di visione, allungandosi. Questo è il motivo per cui si è visto essere un difetto particolarmente incidente nelle popolazioni ad alto tasso di scolarizzazione, in cui i bambini, fin da piccoli, sono sottoposti a questo stress oculare;
  • Alterazioni congenite;
  • Predisposizione genetica.

Oltre alla lunghezza del bulbo, si possono però riconoscere altre possibili cause, più o meno comuni:

  • Aumentata curvatura della cornea: la cornea, aumentando eccessivamente la sua curvatura, si comporterà esattamente come una lente convergente, proiettando il punto di fuoco davanti la retina;
  • Alterazione dell’indice di rifrazione del cristallino: questa forma di miopia, infatti, prende anche il nome di miopia d’indice e si può presentare in corso di cataratta nucleare (cataratta che colpisce il nucleo del cristallino);
  • Aumentata curvatura del cristallino;
  • Spostamento del cristallino dalla sua normale sede: lo slittamento in avanti del cristallino causa una messa a fuoco troppo ravvicinata dell’immagine, con conseguente miopia.

Sintomi della miopia

Qualunque sia la causa di base, ogni forma di miopia presenterà sempre un meccanismo di manifestazione costante. Data la natura della patologia, il disturbo che il paziente lamenterà e che lo porterà alla visita oculistica sarà la visione sfocata da lontano.

Questo porterà con sé una serie di atteggiamenti che il paziente adotterà, in un primo momento, per far fronte a questo disturbo come per esempio strizzare gli occhi: questa manovra infatti, al pari dell’obiettivo di una macchina fotografica, ha lo scopo di concentrare il fascio luminoso, in modo da allungarne la proiezione e permettere di raggiungere correttamente la retina.

Di contro però, attuare questo atteggiamento porterà, alla lunga, ad affaticare la vista e i sistemi di accomodazione visiva, portando ad una serie di sintomi aggiuntivi, come:

  • Sensazione di pesantezza e fatica oculare;
  • Mal di testa;
  • Bruciore oculare.

Un altro meccanismo che il nostro occhio mette in atto per direzionare correttamente il fascio luminoso è la riduzione del diametro pupillare. La pupilla funziona come l’otturatore di una macchina fotografica e, aumentandone o diminuendone l’apertura, è in grado di far passare una maggiore o minore quantità di luce.

Questo meccanismo spiega un altro sintomo: la riduzione della vista soprattutto in condizioni di scarsa illuminazione. Quando c’è poca luce la pupilla si apre di più, allo scopo di far entrare più luce possibile, ma a scapito dell’acuità visiva, perché la luce così tende a diffondere di più ma non viene focalizzata in un punto preciso.

Al contrario quando c’è tanta luce la pupilla si restringe e questo fenomeno attuerà anche un sistema di focalizzazione dell’immagine più profonda.

Come curare la miopia?

Al giorno d’oggi, grazie all’enorme impatto sociale del disturbo e della sua larghissima diffusione, sono stati progettati e adottati moltissimi approcci terapeutici per curare la miopia, dai più semplici ed economici, ai più complessi e anche abbastanza invasivi.

Occhiali

Il primo nonché più semplice sistema di trattamento della miopia consiste nell’uso di occhiali da vista. Essendo un disturbo di tipo prettamente ottico che ha alla base un’alterazione della rifrazione della luce, l’uso di lenti apposite è stato il primo strumento ad essere utilizzato ed approvato.

Di fatto, non risolve la causa di fondo, ma consiste più in un trattamento sintomatico, ovvero sposta il punto di fuoco della luce, esattamente sulla retina, come normalmente dovrebbe accadere.

Le lenti usate nel trattamento della miopia sono delle lenti negative, cioè a potere di rifrazione negativo ovvero divergono il fascio luminoso in modo tale da allontanare il fuoco. In base alla gravità della miopia, si possono prescrivere lenti a potere diverso, che quindi divergeranno in misura maggiore o minore la luce, a seconda del singolo caso.

Grazie agli enormi passi avanti fatti in ambito tecnologico, oggi siamo in possesso di moltissime lenti di tipo diverso, che soddisfano tutte le necessità del paziente, come la possibilità di vedere bene sia da lontano che da vicino, o di trattare contemporaneamente miopia e astigmatismo, che molto comunemente troviamo insieme.

La scelta dell’uso degli occhiali presenta enormi vantaggi:

  • Relativo basso costo;
  • Comodità;
  • Possibilità di trattare più disturbi refrattivi con una sola lente;
  • Sono presidi di facile uso e di totale sicurezza, non avendo effetti collaterali.

In alcuni casi però i pazienti possono mal tollerarli, come in chi ha miopie molto forti che quindi necessitano di lenti piuttosto spesse e pesanti; possono non gradirne l’uso per questioni estetiche o durante alcuni momenti della giornata, come il lavoro o lo sport.

Negli ultimi decenni si sono sviluppate allora tecniche sempre più sofisticate per espandere il ventaglio di trattamento della miopia.

Lenti a contatto

Al fianco all’uso degli occhiali, ci sono le lenti a contatto. Si tratta di piccole lenti flessibili che si possono apporre direttamente sulla superficie corneale, funzionando al pari di una normale lente da occhiale.

Se da un lato sono strumenti molto comodi, soprattutto per attività all’aperto e per lo sport o come anche in chi non sopporta gli occhiali per motivi estetici, portano con sé delle possibili complicanze:

  • Sicuramente possono essere veicolo di infezione se non tenute e maneggiate con cura; l’infezione oculare può portare a danno e cicatrizzazione corneale, con importante riduzione della vista, fino alla necessità del trapianto di cornea nei casi più gravi;
  • Possono lesione la cornea, con danno di tipo abrasivo, evenienze più comuni per lenti rigide.

Ultimamente sono state sviluppate nuove tipologie di lenti a contatto che prendono il nome di lenti ortocheratologiche: queste vengono apposte, come delle normali lenti, la sera e le si lascia in sede per tutta la notte. Al risveglio possono essere tolte, garantendo una visione nitida e corretta per tutta la giornata e spesso anche per più di 24 ore.

Il loro principio di funzionamento è tanto semplice quando grandioso: la specifica tecnologia con cui sono progettate, è in grado di agire sulla superficie corneale, appiattendone in misura differente a seconda della gravità, la curvatura.

Riducendo la curvatura della cornea, permette di spostare il fuoco dell’immagine più in fondo, così da raggiungere la retina. Il principio di funzionamento è uguale a quello del trattamento chirurgico, con la differenza di essere un approccio completamente reversibile e ripetibile!

Intervento miopia

L’ultimo approccio terapeutico nella miopia consiste nell’intervento chirurgico laser.

Si tratta di una modalità che viene spesso scelta per motivi estetici o in casi di miopia particolarmente severa. Viene però consigliato, in genere, a partire dai 20 anni, in quanto si dà modo alla vista di stabilizzarsi.

Nonostante sia una tecnica piuttosto costosa ed invasiva, ad oggi, presenta moltissimi vantaggi:

  • È un intervento di facile esecuzione, con pochi rischi e complicanze;
  • I pazienti sono in grado di recuperare completamente la vista in tempi abbastanza rapidi, in alcuni casi anche il giorno dopo l’intervento;
  • È un intervento di breve durata;
  • Viene effettuato in anestesia locale.

La modalità di azione di questa chirurgia è quella di modificare lievemente la curvatura della cornea. Per questa ragione non tutti i soggetti sono candidabili a questo intervento e infatti vengono fatte della apposite visite pre-operatorie alla scopo di accertarsi che la cornea sia di uno spessore adatto e che abbia uno stato di salute tale da sopportare l’intervento laser.

Con l’avanzare delle tecniche chirurgiche si sono sviluppati negli anni tipologie di operazioni sempre più sofisticate che permettono di superare alcuni dei limiti dei precedenti, riducendo i rischi e i tempi di recupero del paziente.

Quelle ad oggi utilizzate sono:

  • Fotocheratometria refrattiva (PRK): viene rimosso meccanicamente l’epitelio corneale, si appiattisce la superficie corneale quel tanto che basta per correggere il difetto visivo con l’uso di un laser a eccimeri, si applica una lente a contatto protettiva e in 24 ore l’epitelio si riforma. Si gestisce l’infiammazione con steroidi. La visione perfettamente nitida si ripristina in 3-4 mesi perché deve risolversi l’infiammazione dello stroma corneale causata dal laser;
  • LASIK: questa metodica prevede, a differenza della precedente, la formazione di un piccolo sportello sulla cornea (flap corneale) che può essere fatto o con un trapano apposito (cheratometro) oppure con il laser (femtolaser). Lo sportello creato viene ribaltato, così da esporre lo stroma corneale, che verrà poi irradiato con il laser a eccimeri per ridurne la curvatura, al pari della PRK. Terminata questa fase, si riposiziona lo sportello, chiudendo l’apertura. Se da un lato questa tecnica permette di tornare a vedere nitidamente già dal giorno dopo per via della ridotta infiammazione rispetto alla PRK, alcuni studi hanno dimostrato che la formazione dello sportello crea una zona di maggiore fragilità rispetto alla PRK, in cui l’epitelio corneale veniva fatto ricrescere spontaneamente;
  • SMILE: ultimo arrivo in ambito chirurgico laser. Questa metodica consiste nel ridurre lo spessore corneale ma senza fare alcuna apertura o rimozione dell’epitelio corneale: si fa una piccola incisione laterale, dopo di che si usa il femtolaser con cui si assottiglia lo stroma corneale; tutta la porzione di stroma eliminata col laser, verrà poi fatta uscire dalla piccola incisione praticata all’inizio, riducendo tutti gli svantaggi legati all’apertura di uno sportello o alla dis-epitelizzazione corneale;
  • Impianto di IOL: questo non è un intervento laser e consiste nell’impianto di una lente artificiale, al davanti del cristallino. Viene usata solo in casi di miopie molto elevate (18-20 diottrie), ovvero casi in cui la chirurgia laser non è possibile, perché non si può appiattire la cornea oltre un certo limite, per motivi di integrità anatomica. È una tecnica poco usata per via delle importanti complicanze e soprattutto per la forte evoluzione di tutte le altre forme di trattamento, chirurgico e non.

Come prevenire la miopia?

Viste tutte le possibile cause e modalità di esordio della miopia, attuare una vera e propria campagna di prevenzione per la miopia non è possibile. Tuttavia, esistono alcuni comportamenti che è possibile attuare, magari in chi è geneticamente predisposto, per ritardarne l’insorgenza o evitarne un eccessivo peggioramento.

Sicuramente effettuare delle visite periodiche, in modo da accorgersi tempestivamente del difetto, può aiutare a correggerlo adeguatamente e precocemente.

Può essere d’aiuto anche intervallare periodi di lettura e visione da vicino, a periodi di “riposo oculare”, in cui si sposta lo sguardo in lontananza e ancor meglio in luoghi ben illuminati, soprattutto di luce naturale.

Purtroppo, però, nonostante tutte le attenzioni che vi si pongano, molte cause possono comunque portarci alla miopia, ma sicuramente effettuare questi piccoli accorgimenti, potrebbero solo che giovare alla salute dei nostri occhi, indipendentemente dallo sviluppo di questo disturbo!

Articolo a cura di:
Giuseppe Limuti

Giuseppe Limuti

Studente di  medicina presso l'Università degli studi di Pisa, appassionato di oculistica e divulgazione medico/scientifica. Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com. Vedi il suo curriculum.

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