Cataratta: cos’è, cause, sintomi, diagnosi, trattamenti, intervento

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La cataratta è tra le più note e importanti patologie che colpiscono il nostro apparato visivo, soprattutto per la straordinaria diffusione e anche perché costituisce la prima causa di cecità al mondo, in particolar modo nei Paesi in via di sviluppo, dove l’accesso alle cure è più difficile.

La vera importanza di questa patologia è il fatto di essere una causa di cecità, per fortuna, perfettamente reversibile!

Cos’è la cataratta?

Con il termine cataratta si fa riferimento alla più comune patologia del cristallino e più nello specifico, consiste in una sua opacizzazione. Questa sua opacizzazione, vista alla lampada a fessura, dà il cosiddetto riflesso bianco o leucocoria, elemento sempre da ricercare in un paziente in cui si sospetta la cataratta.

Il cristallino è una lente naturale che, interposta tra la camera anteriore e la retina, permette di mettere a fuoco i raggi luminosi, in modo da creare un’immagine perfettamente nitida. La sua peculiarità è di essere una lente regolabile.

Grazie al muscolo ciliare, infatti, è possibile regolarne la sfericità il che permette di vedere sia da vicino sia da lontano, a seconda di quelle che sono le nostre necessità.

È importante però che questa lente sia completamente trasparente e nitida, altrimenti l’intera visione sarà compromessa. Come è possibile immaginare, esistono moltissimi modi in cui il nostro cristallino possa andare in contro ad opacizzazione, per questo motivo possiamo fare una specifica classificazione:

  • Cataratta congenita;
  • Cataratta senile;
  • Cataratta traumatica;
  • Cataratta iatrogena (da farmaci o radiazioni);
  • Cataratta secondaria.

Cos’è la cataratta secondaria?

La cataratta secondaria è un processo di opacizzazione della capsula posteriore del cristallino che si verifica successivamente all’intervento di cataratta. Questo avviene perché la capsula non viene asportata durante l’intervento, ma viene mantenuta in sede, in quanto costituisce il supporto naturale su cui poi verrà inserita e “montata” la nuova lente artificiale.

Questo potrebbe essere causato da un danno della capsula stessa avvenuto in seguito all’intervento che ne ha causato un processo di fibrosi e quindi di opacizzazione, dando al paziente una serie di sintomi del tutto comparabili a quelli classici della cataratta.

È però una forma facilmente trattabile e infatti questo avviene grazie a delle semplici sedute laser che hanno lo scopo di ripulire la superficie della capsula ripristinando la sua normale trasparenza.

È bene che il trattamento avvenga il prima possibile, in quanto più avanzato sarà il quadro, maggiore sarà l’energia del laser necessaria per eliminare la fibrosi, con possibili complicanze soprattutto al corpo vitreo e alla retina.

Cataratta senile

La cataratta senile prende questo nome perché la sua insorgenza è legata strettamente all’invecchiamento. È la forma più classica, che si presenta comunemente nei pazienti a partire dai 60-65 anni di età. Infatti, opacità più o meno isolate del cristallino, che interferiscono o meno con la visione, sono presenti in oltre il 60% dei soggetti con più di 70 anni.

La sua insorgenza è dovuta ad un normale e fisiologico processo di invecchiamento e degenerazione della struttura del cristallino. Il collagene e la matrice che lo compone, con il tempo, non vengono più rinnovati o vengono ricambiati con scarsa efficienza.

In una popolazione come quella odierna, in cui l’età media è sempre più alta, è comune ritrovare questa forma di patologia, diventando così un approccio quotidiano alla pratica oculistica.

Cataratta da farmaci

La cataratta può essere anche associata all’uso di alcuni farmaci, tra cui sicuramente il più importante è il cortisone. La correlazione tra l’utilizzo prolungato di cortisonici e la formazione della patologia è nota già da tempo ed è valida non solo per gli steroidi somministrati per via sistemica, ma anche per quelli assunti per via topica e per via inalatoria.

Importante è il cosiddetto “effetto dose-tempo” tra l’utilizzo di cortisonici e l’insorgenza della cataratta: maggiore è la dose e la durata della terapia, maggiore sarà la probabilità di sviluppare la cataratta. È importante ricordare, però, che oltre all’effetto dose va considerata anche la predisposizione individuale, dovuta molto probabilmente a fattori genetici.

Cataratta Traumatica

La cataratta traumatica è indotta, come dice il nome stesso, da un evento traumatico a livello oculare. Più spesso è una forma che colpisce un solo occhio (monoculare), in quanto è più probabile che il trauma si manifesti ad un solo occhio.

In genere è causata da contusioni al bulbo oculare, che possono anche portare ad uno spostamento dalla normale sede del cristallino, ovvero ad una lussazione.

Il trauma, infatti, altera la normale composizione della lente, danneggiando meccanicamente e fisicamente le fibre al suo interno, modificandone la trasparenza e traducendosi in opacità.

Cataratta Congenita

La cataratta congenita è spesso dovuta alla presenza di infezioni che la madre contrae durante la gravidanza, come la rosolia o anche da una possibile carenza vitaminica grave. I bambini appena nati vengono valutati dai neonatologi per vedere se c’è il riflesso bianco.

La cataratta congenita può manifestarsi in forma più o meno grave a seconda che l’opacità interessi piccole aree periferiche del cristallino e abbia una densità limitata, oppure sia estesa e includa la porzione centrale del cristallino. In quest’ultimo caso il normale sviluppo funzionale dell’apparato visivo è compromesso, alterando la capacità di vedere correttamente con entrambi gli occhi.

La cataratta congenita può interessare un solo occhio (cataratta monolaterale congenita) o entrambi gli occhi (cataratta bilaterale congenita), ma anche se si tratta di una cataratta monolaterale può venir compromessa la visione binoculare.

Quali sono le cause della cataratta?

La cataratta, in parte come già visto poche righe sopra, può avere una moltitudine di cause diverse alla sua base, prevedendo soprattutto fattori causali e fattori di rischio, che aumentano la probabilità che un soggetto ne divenga affetto.

Tra i possibili rischi e cause, ricordiamo:

  • Radiazioni;
  • Diabete;
  • Fisiologico invecchiamento;
  • Predisposizione genetica;
  • Infezioni e patologie in gravidanza;
  • Fumo;
  • Iperglicemia;
  • Uveite: infiammazione dell’occhio che può portare ad opacizzazione del cristallino;
  • Steroidi in terapia cronica;
  • Chirurgia intraoculare: se si deve fare un intervento in camera anteriore per glaucoma, soprattutto se il paziente è giovane, di solito a distanza di 2-3 anni dall’intervento si sviluppa cataratta. Oggi si consiglia l’intervento combinato di glaucoma e cataratta, laddove possibile, perché la manovra chirurgica anche se non tocca il cristallino, può causarne una più precoce opacizzazione.

A seconda quindi delle diverse cause cui si è esposti, il soggetto potrà sviluppare una delle forme di cataratta già viste in precedenza: è qui l’importanza dell’esame clinico e di un’accurata anamnesi.

Riconoscere una causa certa, ci aiuta ad intervenire nella maniera più mirata e tempestiva possibile, restituendo al paziente, un recupero ottimale della vista.

Quali sono i sintomi della cataratta?

In genere le cataratte si sviluppano lentamente nel corso degli anni, costituendo una vera e propria patologia cronica. Poiché tutta la luce che entra nell’occhio attraversa il cristallino, la cataratta può bloccare e disperdere la luce, causando un deficit visivo.

I sintomi precoci prevedono:

  • Visione di aloni e bagliori attorno alle luci;
  • Difficoltà di lettura a causa di un peggioramento della capacità di distinguere il contrasto;
  • Necessità di più luce per vedere bene;
  • Offuscamento della vista;
  • Più raramente, lieve sdoppiamento della vista.

Sebbene la cataratta sia quasi sempre lievemente sintomatica, molto raramente può evolvere e aumentare la pressione intraoculare, che può provocare dolore, creando un attacco acuto di glaucoma.

In base alla localizzazione dell’opacizzazione, è possibile che la cataratta si presenti con dei sintomi più specifici e ben riconoscibili.

Se la cataratta è nel centro del cristallino (cataratta nucleare), i sintomi più comuni sono:

  • Peggioramento della visione da lontano;
  • Un iniziale miglioramento della visione da vicino, perché la cataratta agisce come un cristallino più potente, focalizzando la luce.

Se la cataratta, invece, è vicina al fondo del cristallino (cataratta subcapsulare posteriore), i sintomi comprendono:

  • Vista annebbiata quando la pupilla si restringe (ad esempio con luce intensa o durante la lettura);
  • Perdita del contrasto;
  • Aloni e bagliori (riverbero) causati, per esempio, da luci intense o dai fari delle auto.

Come viene effettuata la diagnosi di cataratta?

L’oculista in genere è in grado di rilevare una cataratta durante una normale visita di routine con l’uso di un oftalmoscopio. Si può poi individuare la posizione esatta della cataratta e la misura in cui blocca la luce anche usando un altro strumento, ovvero la lampada a fessura.

La visita oculistica con lampada a fessura permette anche di distinguere nel dettaglio la posizione dell’opacizzazione, così da descrivere il tipo preciso di cataratta e così da orientarsi adeguatamente col trattamento.

Trattamenti: intervento chirurgico

Come già accennato poche righe sopra, la cataratta è una patologia perfettamente curabile, con ripristino della visione.

In genere, però, finché non si verifica un importante riduzione della funzionalità oculare, si tende a non intervenire chirurgicamente; pertanto, la primissima linea consiste in un trattamento sintomatico.

Ai pazienti viene prescritto un occhiale con delle lenti in grado di compensare il deficit del cristallino. Questo primo approccio permette di far fronte alla riduzione della vista con un metodo assolutamente non invasivo.

Nel momento in cui, però, il difetto diventa troppo avanzato e la sintomatologia del paziente peggiora, si effettua il trattamento chirurgico.

L’intervento chirurgico è, ad oggi, l’operazione più praticata in ambito medico, vista sia l’enorme diffusione della patologia ma soprattutto la semplicità di esecuzione (considerato ormai un intervento di routine) e la rapidità (nel complesso l’operazione dura tra i 15-20 minuti).

L’intervento di cataratta prende il nome di facoemulsificazione e consiste in piccole e rapide manovre.

  1. Si entra nell’occhio con uno strumento detto appunto facoemulsificatore il quale ha una punta che oscilla per azione degli ultrasuoni; questa punta rompe il cristallino invecchiato e nel frattempo ne aspira i frammenti.
  2. L’acqua che viene iniettata da questo strumento serve per evitare il surriscaldamento della punta e delle strutture dell’occhio, inoltre l’acqua permette di mantenere gli spazi presenti in camera anteriore.
  3. Una volta aspirato il cristallino patologico, viene inserita la nuova lente (IOL) che appare ripiegata, il che garantisce l’inserimento nella sua sede praticando solo una piccola apertura e limitando al minimo i possibili danni alle strutture vicine.
  4. Una volta inserita, la lente si aprirà da sola nel giro di pochi secondi, proprio come una vela.
  5. Posizionata la lente, si effettua la sutura dei punti di ingresso, che può essere fatta con dei classici punti in nylon o più comunemente con un getto d’acqua (idrosutura) che permette una tenuta maggiore e un ridotto rischio di complicanze corneali.

Prima dell’intervento 

Prima di effettuare l’intervento chirurgico, il paziente viene seguito accuratamente dall’oculista. Si effettuano una serie di esami e di visite di controllo. Si parte anzitutto con la classica visita di base, che permette di inquadrare con precisione il tipo e la gravità di cataratta.

In seguito, si fanno degli esami di livello successivo, in preparazione diretta all’intervento. Questo consiste nella biometria oculare, con la quale si ottengono delle preziose informazioni:

  • la lunghezza del bulbo oculare, indispensabile per il calcolo del potere della lente intraoculare da impiantare durante l’intervento di cataratta;
  • la profondità della camera anteriore dell’occhio;
  • lo spessore del cristallino e di eventuali neoformazioni all’interno dell’occhio;
  • il potere delle lenti intraoculari nel caso di miopie molto elevate, in quanto si può scegliere di impiantare una lente artificiale che sia in grado di compensare anche il difetto miopico.

Dopo l’intervento

Al termine dell’intervento, se riuscito in maniera ottimale, il paziente ha un’estrema soddisfazione. È uno degli interventi dopo il quale il paziente è molto contento. Si tratta, infatti, di un intervento rapido, di facile esecuzione e soprattutto in grado di ridare la vista, in genere molto compromessa prima dell’intervento.

Dopo l’operazione viene applicata una conchiglia protettiva sull’occhio, con lo scopo di impedire che il paziente possa accidentalmente toccarlo e nel frattempo viene prescritta una terapia antibiotica con collirio.

Il giorno seguente si effettua la prima visita di controllo: questa ha lo scopo di verificare la corretta apposizione della lente artificiale (IOL, che sta per lente intraoculare), la sua corretta integrità e trasparenza e l’assenza di danni corneali che potrebbero verificarsi in seguito all’intervento, in particolare l’edema corneale, ovvero un’opacizzazione della cornea dovuta alla sua infiammazione.

La successiva visita di controllo sarà fissata a 7 giorni dall’intervento, in questo caso lo scopo principale, oltre ad un controllo generale, sarà indirizzata a verificare soprattutto l’assenza di infezione e quindi l’efficacia della terapia antibiotica.

Infine, l’ultimo controllo sarà dopo 1 mese dall’intervento e verrà effettuato in particolare per verificare l’assenza di complicanze a lungo termine dell’intervento, come:

  • cataratta secondaria;
  • edema maculare cistoide: è un’infiammazione di una porzione della retina, si può trattare con l’uso di steroidi;
  • opacizzazione della lente artificiale: in genere dovuto ad un lotto difettoso delle IOL;
  • distacco di retina: può essere legato alla procedura chirurgica con manovre non precise che portano a rottura della capsula posteriore del cristallino con ingresso di parte del corpo vitreo in camera anteriore, trazionando così la retina;
  • scompenso corneale: forte offuscamento della cornea che si verifica generalmente in chi ha già problemi corneali, in caso di cataratte molto mature che richiedono l’uso di ultrasuoni per lungo tempo o se la procedura chirurgica non si è svolta correttamente.

Come prevenire la cataratta?

Ci sono varie strategie con cui è possibile cercare di prevenire la cataratta, tra cui:

  • Usare occhiali da vista o da sole dotati di un rivestimento contro i raggi ultravioletti;
  • Evitare il fumo di sigaretta;
  • Ridurre il consumo di alcolici;
  • Mantenere la glicemia sotto controllo in caso di diabete;
  • Garantire un apporto di vitamina C e A.

Infine, i soggetti che assumono corticosteroidi per periodi prolungati possono discutere con il loro medico la possibilità di utilizzare un farmaco diverso.

Articolo a cura di:
Giuseppe Limuti

Giuseppe Limuti

Studente di  medicina presso l'Università degli studi di Pisa, appassionato di oculistica e divulgazione medico/scientifica. Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com. Vedi il suo curriculum.

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