Pericardite: cos’è, cause, sintomi, complicanze, diagnosi e terapia

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La pericardite è una delle malattie più frequenti in assoluto, coinvolge prevalentemente gli adulti nella fascia d’età che va dai 20 ai 50 anni e il tasso di mortalità della pericardite acuta è di circa l’1.1% nei paesi sviluppati. Se hai letto gli articoli sull’endocardite e sulla miocardite, allora avrai già intuito che il termine pericardite indica un’infiammazione a carico del pericardio, il sacco che contiene il cuore.

Questa patologia ha visto un vertiginoso aumento nelle ricerche su web per le correlazioni con l’infezione da Sars-CoV-2, tra le cui complicanze cardiache figura anche la pericardite. In questo articolo conosceremo la pericardite in tutti i suo aspetti più rilevanti, dalle possibili cause alle opzioni terapeutiche oggigiorno disponibili.

Cos’è la pericardite?

La pericardite è l’infiammazione a carico del pericardio e alla cui base possono esserci numerose cause, nella maggior parte dei casi virale.La sintomatologia della pericardite comprende spesso un dolore toracico, oltre ai sintomi legati alla causa scatenante della pericardite stessa, quali febbre e malessere.

Il pericardio è un sacco che circonda il cuore ed è costituito da un foglietto viscerale, che riveste la superficie esterna del cuore e la radice dei grossi vasi cardiaci, e un foglietto parietale, in rapporto con le pleure polmonari e con altre strutture anatomiche del mediastino. I due foglietti si riflettono l’uno nell’altro circoscrivendo uno spazio chiuso, che contiene al proprio interno il liquido pericardio. Il pericardio ha la funzione di proteggere il cuore e il liquido pericardico riduce l’attrito tra il cuore e gli organi con cui esso è in rapporto.

In caso di pericardite ci può essere un aumento del liquido pericardico, condizione che va sotto il nome di versamento pericardico, un segno obiettivabile e quantificabile in ecocardiografia che può determinare complicanze pericolose per la vita del paziente.

Classificazione della pericardite

La pericardite è classificabile secondo diversi criteri, ma il più frequente prevede la suddivisione della pericardite in base al tempo di insorgenza. Nel dettaglio troviamo:

  • Pericardite acuta, che insorge nel giro di poche ore e dura fino a 6 settimane.
  • Pericardite subacuta, con una durata che va dalle 6 settimane ai 3 mesi
  • Pericardite cronica, che presenta una durata maggiore di 3 mesi.

La pericardite acuta è la forma di pericardite nettamente più frequente. La pericardite subacuta può derivare da un quadro di pericardite acuta non risolto o in progressione, mentre la pericardite cronica può manifestarsi con due quadri: la pericardite cronica essudativa e la pericardite cronica costrittiva.

Ad ogni modo la trattazione di tutte le tipologie di pericardite esula dalle finalità di questo articolo, che sarà incentrato sulla pericardite acuta.

Cause della pericardite

Veniamo ora alla domanda: ma che cosa può provocare la pericardite?

La pericardite può essere dovuta a molte cause, tra cui:

  • Causa sconosciuta (cosiddetta pericardite “idiopatica”) – In molti casi, la causa della pericardite non può essere determinata e la determinazione della causa non è sempre necessaria, soprattutto se il quadro clinico del paziente migliora con una terapia antinfiammatoria.
  • Infezione – Qualsiasi patogeno infettivo può infettare il pericardio, ma la maggior parte dei casi sono dovuti ad un’infezione virale, ad esempio da enterovirus (Coxsackie B), Adenovirus, ma anche citomegalovirus (CMV), HIV, virus epatotropi (HBV, HCV). Sono possibili anche pericarditi ad infezione batterica (meningococco, pneumococco), fungina (Histoplasma, Candida) e parassitaria (echinococcosi).
  • Malattie reumatiche – Lupus eritematoso sistemico (LES), artrite reumatoide, sclerosi sistemica, vasculiti sistemiche e le malattie autoinfiammatorie (tra cui la febbre mediterranea familiare).
  • Radiazioni – Radiazioni al torace secondari alla radioterapia per un tumore maligno, specialmente per il cancro al seno, ai polmoni o per un linfoma.
  • Malattie metaboliche, quali uremia da insufficienza renale cronica, mixedema da ipotiroidismo, condizioni legate a stati di malnutrizione.
  • Traumi pericardici – Traumi dovuti a lesioni da coltello, arma da fuoco, incidenti sul lavoro, incidenti stradali.
  • Procedure iatrogene – Procedure cardiache invasive (quali la perforazione di una coronaria durante una coronarografia o interventi cardiochirurgici) e, raramente, la rianimazione cardiopolmonare (CPR), possono causare un trauma al cuore che induce la pericardite.
  • Sequele post-infarto del miocardio – Un infarto con necrosi può coinvolgere anche il pericardio, oltre all’intero spessore della parete di una camera cardiaca.
  • Farmaci e tossine – Esempi sono gli anticoagulanti, procainamide, la fenitoina e la penicillina.
  • Malattie gastrointestinali – La pericardite può verificarsi in pazienti con malattie infiammatorie intestinali, quali morbo di Crohn e colite ulcerosa.
  • Tumori del pericardio – Tumori primitivi o secondari (ovvero metastasi) del pericardio.
  • Sindrome post-infartuale (sindrome di Dressler).

Sintomi della pericardite

Quali sono i sintomi della pericardite?

Il sintomo più comune della pericardite acuta è il dolore toracico di tipo pericarditico, che peggiora in termini di intensità con l’inspirazione profonda. Il dolore toracico è tipico delle forme infettive e autoimmunitarie, può simulare il dolore causato dall’ischemia miocardica, insorge acutamente e può essere associato ad un dolore pleuritico (in caso di concomitante pleurite). Il dolore può diminuire di intensità quando ci si siede e può irradiarsi nella regione della spalla fino alla parte superiore del dorso.

Altri sintomi della pericardite possono essere l’affanno (dispnea), la tosse secca, la febbre (soprattutto nelle cause a matrice infettiva), malessere, difficoltà a deglutire (in caso di compressione dell’esofago, legata a versamenti pericardici abbondanti), singhiozzo. In alcuni casi la pericardite acuta può non dare sintomi rilevanti.

Ci possono poi essere i sintomi delle complicanze della pericardite, presenti in caso di pericardite costrittiva o tamponamento cardiaco, quali:

  • Segni e sintomi di scompenso cardiaco destro.
  • Aritmie cardiache.
  • Pressione bassa (ipotensione) e sintomi correlati.
  • Debolezza muscolare (astenia).
  • Shock.

Complicanze della pericardite

Le complicanze della pericardite si possono verificare per diversi motivi, ma sono più frequenti per le pericarditi che presentano cause non virali, che si presentano con una certa ricorrenza, o che non rispondono in maniera soddisfacente ad un trattamento con antinfiammatori nel breve periodo.

Cosa si rischia con la pericardite?

La pericardite può recidivare, dando la pericardite ricorrente con una ripresentazione dei sintomi e un progressivo peggioramento del quadro clinico per il perpetuarsi del danno infiammatorio sul pericardio e/o strutture contigue.

Versamento pericardico e tamponamento cardiaco

Se una grande quantità di fluido si accumula nel pericardio, ciò può comprimere e costringere il cuore, dando la condizione di tamponamento cardiaco.

Questa complicanza della pericardite, se non riconosciuta e trattata prontamente, può interferire e alterare la meccanica di contrazione cardiaca e di conseguenza viene compromessa la gittata sistolica e quindi la pressione arteriosa. Ci può infatti essere un’ipoperfusione degli organi del corpo, con relative conseguenze e sintomi.

Segni di tamponamento cardiaco includono la diminuzione dello stato di vigilanza, letargia, polso paradosso, bassa pressione sanguigna, distensione della vena giugulare da insufficienza cardiaca destra, suoni cardiaci percepibili come distanti e flebili all’auscultazione, e segni specifici a seguito di indagini con cateterismo cardiaco.

Diagnosi della pericardite

La diagnosi della pericardite prevede un’attenta anamnesi volta alla ricerca della possibile causa della pericardite e alla valutazione dei sintomi lamentati dal paziente. È importante anche valutare le malattie della storia clinica, l’uso di farmaci, pregressi interventi cardiochirurgici, sindromi influenzali recenti.

L’esame obiettivo può essere negativo ma generalmente ci possono essere:

  • Toni cardiaci attenutati o non percepibili
  • Sfregamenti pericardici, ovvero dei rumori graffianti derivanti dallo sfregamento reciproco dei foglietti pericardici infiammati. Possono presentare un andamento ciclico o modificarsi in alcune posizioni.
  • Segni in caso di pericardite costrittiva, quali ad esempio polso paradosso o segni di congestione venosa periferica (legati all’insufficienza del cuore destro).

Gli esami di laboratorio possono indicare un aumento della proteina C-reattiva (che aumenta negli stati infiammatori/infettivi), della VES, un aumento dei globuli bianchi, alterazioni degli enzimi epatici o cardiaci (troponine). Possono essere richieste emocolture per identificare l’agente patogeno sospettato, test per le malattie autoimmunitarie, valutazione degli ormoni tiroidei, o anche markers per i tumori.

L’elettrocardiogramma, soprattutto in caso di versamento pericardico, presenta quadro caratteristico e variabile in base alla fase della malattia. Nei casi di tamponamento cardiaco, l’elettrocardiogramma tipicamente mostra il fenomeno dell’alternanza elettrica, un’alternanza di alcune onde dovuta ai movimenti oscillanti del cuore sospeso nel liquido pericardico. La diagnosi di tamponamento può essere confermata con l’ecocardiografia transtoracica (TTE) o con l’RX del torace.

Una radiografia del torace è spesso richiesta e l’ombra del cuore può apparire allargata se c’è un grande accumulo di liquido (quindi un versamento pericardico) nel sacco pericardico. Tuttavia, la maggior parte delle persone con pericardite acuta presentano una radiografia del torace normale, poiché spesso c’è solo un piccolo o nessun versamento pericardico.

L’ecocardiogramma è generalmente un test più sensibile per il rilevamento del versamento pericardico, e può aiutare il medico nella quantificazione dello stesso. L’ecocardiogramma può evidenziare anche anomalie morfologiche del pericardio, anomalie della contrazione cardiaca e/o del movimento delle valvole cardiache. Questo esame è fondamentale per riconoscere il tamponamento cardiaco.

Altri esami possono riguardare il cateterismo cardiaco, l’ecocardiogramma transesofageo, la TC torace, la biopsia o l’analisi del liquido pericardico (mandatoria in caso di versamenti ematici nel pericardio).

Come si fa a dire se si tratta di pericardite? Per la diagnosi sono necessari almeno due sui seguenti quattro criteri:

  • Dolore al petto
  • Sfregamento pericardico
  • Quadro tipico della pericardite all’ECG
  • Segni di versamento pericardico.

Terapia della pericardite

Gli obiettivi del trattamento della pericardite sono il dare sollievo dal dolore pericarditico e la risoluzione dell’infiammazione e dell’ eventuale versamento pericardico. Inoltre, risulta cruciale anche un concomitante trattamento specifico per la causa alla base della pericardite.

Come guarire dalla pericardite?

Alcune persone saranno valutate in una clinica o in ospedale e poi trattate a casa, mentre altre devono rimanere in ospedale per il trattamento. Il ricovero in ospedale è generalmente raccomandato per eseguire test diagnostici al fine di escludere una causa specifica che può richiedere una terapia mirata e non semplicemente una terapia empirica antinfiammatoria, o se c’è un rischio aumentato di complicanze.

La terapia medica può includere:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), aspirina. Se il dolore non migliora entro una settimana, sono necessari ulteriori valutazioni e trattamenti.
  • Corticosteroidi (quali prednisone), in caso di inefficacia dei FANS o dell’aspirina. Nella maggior parte dei casi, la dose di steroidi viene mantenuta per diversi giorni e poi ridotta molto lentamente, in un periodo di settimane, per ridurre il rischio di pericardite ricorrente.
  • Colchicina (raccomandato in aggiunta al FANS per la maggior parte dei pazienti, per ridurre il rischio di pericardite ricorrente)
  • Antibiotici (in caso di causa infettiva batterica)
  • Immunosoppressori.

Anche il riposo e l’astensione dall’esercizio fisico è considerato una parte importante del trattamento nella fase acuta della pericardite.

La pericardite virale non richiede alcun trattamento antivirale specifico nella maggior parte dei pazienti e viene trattata con terapie antinfiammatorie. Questo è il motivo per cui può non essere necessario identificare il virus in molti casi.

Opzione chirurgica è la pericardiectomia,  procedura che rimuove una porzione o la maggior parte del pericardio, indicata soprattutto in caso di calcificazione del pericardio con rischio di evoluzione verso la pericardite costrittiva. Il guscio di calcio, infatti, costringe maggiormente il cuore.

Pericardiocentesi, cos’è?

La pericardiocentesi è il termine medico che indica la procedura volta alla rimozione del liquido dal pericardio mediante un ago sottile. La pericardiocentesi viene raccomandata per alcuni pazienti con versamento pericardico abbondante o tamponamento cardiaco.

La procedura può essere utile sia come trattamento che come mezzo che permette l’analisi del liquido pericardico e quindi l’individuazione della causa della pericardite. I rischi della pericardiocentesi includono sanguinamento, infezione e lesioni cardiache al cuore.

La pericardiocentesi viene solitamente eseguita inserendo un ago attraverso la pelle, tra le cose, che aggetta poi nello spazio pericardico. L’ago è guidato dagli ultrasuoni o dai raggi X (fluoroscopia).

Un piccolo catetere viene spesso lasciato in posizione per uno o due giorni dopo la procedura per consentire il drenaggio del liquido pericardico in formazione.

Articolo a cura di:
Riccardo Armellin

Riccardo Armellin

Studente di  medicina all'ultimo anno di studi presso l'Università degli studi di Udine, appassionato di cardiologia e divulgazione medico/scientifica con certificazione in "Medical Writing". Si occupa della stesura e delle revisione scientifica dei contenuti presenti su Salut3.com.

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